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Torretta aperta per i senzatetto ma solo la notte

Donatella Francesconi
Torretta aperta per i senzatetto ma solo la notte

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viareggio

Sette uomini e tre donne ospiti lunedì sera, la prima del ritorno del freddo, nella Torretta gestita dal Comune di Viareggio attraverso la Protezione civile comunale e le associazioni che con essa collaborano. I posti, una decina, sono destinati ai senza tetto, a chi vive per strada e non trova posto, magari, al dormitorio della Misericordia di Viareggio, unica struttura di questo tipo in tutta la Versilia. Ad aprire la Torretta, ogni sera alle 19, è l’associazione “Libeccio Club”, affiancata nella gestione degli ospiti dalle altre associazioni di volontariato della città.

Il problema senza tetto -in tempi di obbligo a rimane a casa - si pone in tutta Italia e a Viareggio dove vi è la comunità più numerosa in Versilia. I dormitori coprono solo l’orario notturno ed intorno alle 7 del mattino gli ospiti sono costretti ad uscire. Il risultato è che il luogo prescelto da chi cerca un riparo diventano i bus dell’azienda Ctt Nord, i cui autisti si trovano tutto il giorno a contatto con questi non-passeggeri, per i quali non vi è igiene, mascherine, controllo dello stato di salute date le condizioni di precarietà in cui vivono.

Inevitabili le tensioni che si creano nella “convivenza” forzata a bordo dei bus. In merito alla quale è difficile intervenire, applicando la normativa dell’emergenza, anche per le stesse forze di polizia. È infatti impossibile pretendere che stia a casa chi una casa non ce l’ha. E si tratta con certezza di persone che, se multate, non potranno mai fare fronte al pagamento delle sanzioni allegate ai verbali.

C’è dunque una necessità impellente - visto anche il ritorno del freddo - che i Comuni della Versilia affrontino anche questo tipo di emergenza nell’emergenza.

Che porta ancora le persone, in particolare a Viareggio, a chiedere l’elemosina davanti ai supermercati (per esempio in via Battisti), o a raccogliere nelle alimentari un po’ di cibo da consumare per strada.

Insomma, così non va proprio. Non si possono dimenticare i più deboli nella “scala” sociale, con il rischio che siano proprio loro ad ammalarsi senza neppure avere la possibilità di curarsi in tempo. —

Donatella Francesconi

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