Il presidio
Alberghi per la quarantena «Pronti a fare la nostra parte»
Con il picco dei contagi c’è l’ipotesi dell’utilizzo delle strutture ricettive Bracciotti: «Aspettiamo le linee guida con i requisiti e ci consulteremo»
Cesare Bonifazi / Lido
Secondo le previsioni, le prossime settimane saranno quelle più dure sotto il profilo dei contagi. Da ogni parte arriva l’invito a non uscire di casa se non per le esigenze specificate dal decreto del presidente del Consiglio. E se i casi sono sul punto di aumentare di ora in ora, per poi seguire una parabola discendente, si fa sempre più concreta la possibilità che venga richiesto ad alcune strutture alberghiere di mettere a disposizione i propri spazi per le quarantene. Un’ipotesi che per il momento è stata solo paventata ma che con l’avvicinarsi dell’esplosione delle infezioni, potrebbe farsi sempre più concreta.
Gli alberghi della Versilia si dicono pronti a fare anche questo passo: «Ancora non siamo stati contattati - spiega la presidente di Federalberghi Versilia Maria Bracciotti - ma è evidente che in un momento del genere il primo pensiero va alla solidarietà perché stiamo vivendo delle ore drammatiche. Secondo le prime indicazioni che erano trapelate nei giorni scorsi, le strutture che verrebbero individuate hanno dei requisiti particolari sia riguardo alla metratura che riguardo alla metratura. Questo significa che potrebbe essere data priorità a strutture vuote, non utilizzate, chiuse, che hanno determinate caratteristiche e che si trovano in luoghi particolarmente isolati rispetto ai centri abitati, in modo che non ci possa essere ulteriore propagazione. Non so, se questi dovessero essere i requisiti, quante strutture alberghiere possano effettivamente rispondere a questi criteri. Tuttavia è chiaro che, nel limite delle possibilità, siamo pronti a fare la nostra parte. Perché in questo momento serve l’aiuto di tutti».
Alberghi attrezzati a mo' di ospedali da campo, per gestire le quarantene in caso ce ne fosse bisogno. È questo il contenuto dell’articolo 6 del decreto “Cura Italia” del presidente Conte.
Con le disposizioni, viene data la possibilità al Prefetto di requisire strutture alberghiere, oltre a confermare il potere del capo del dipartimento della protezione civile di disporre, con proprio decreto, la requisizione in uso o in proprietà, da ogni soggetto pubblico o privato, di presidi sanitari e medico-chirurgici, nonché di beni mobili di qualsiasi genere, occorrenti per fronteggiare la predetta emergenza sanitaria.
Significa che, una volta dimessi i pazienti in fase acuta, e non sia possibile il confinamento al proprio domicilio, proprio per far fronte alle esigenze di accoglienza degli stessi, si consente al prefetto, sentito il dipartimento di prevenzione dell’azienda sanitaria territorialmente competente, di requisire strutture alberghiere idonee ad ospitare persone in sorveglianza sanitaria e isolamento fiduciario o in permanenza domiciliare. Il parere del Dipartimento di prevenzione è necessario al fine delle verifiche della idoneità di requisiti minimi strutturali.
E Bracciotti continua: «Noi speriamo che a questa fase non si debba arrivare. Malgrado il dato drammatico delle prenotazioni e delle preoccupazioni economiche, posso assicurare che la categoria degli albergatori adesso è unita al dolore di un Paese intero che sta vivendo una situazione preoccupante che ci coinvolge tutti senza alcuna distinzione». —
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