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La punizione per la marachella? Pulire la sede della squadra

Gabriele Noli
La punizione per la marachella? Pulire la sede della squadra

Allenatore e mamma di un ragazzino concordano la “pena” per un errore. E il rugby si conferma una palestra di vita anche fuori dal campo

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VIAREGGIO. Non sempre il meccanismo di azione e conseguenza si innesca secondo modalità standard. Può capitare infatti che lo sport da privazione (per uno) diventi una lezione (per molti). L’episodio – considerabile a pieno titolo un esempio virtuoso – accade a Torre del Lago: un bambino compie un gesto sbagliato (trattasi di marachella, niente di irreparabile) e la madre deve stabilire come intervenire. Ma prima di farlo, si rivolge ai Titani, in particolare a Denis Dallan, fondatore della società di rugby della frazione in cui il figlio gioca (nessun riferimento all’età né alla categoria, in quanto minorenne). «Non punirlo, responsabilizzalo», il consiglio dell’ex campione della palla ovale che la donna segue, consentendo al bambino di continuare ad allenarsi, ma ad una condizione: aiutare lo staff a pulire gli spogliatoi dello stadio Ferracci (la sede dei Titani) due volte a settimana per quindici giorni. «Non deve essere ritenuto un castigo, ma un’opportunità di crescita. E non solo per lui», spiega Dallan.. Già, perché in questa storia risalta un’altra azione da prendere a riferimento: quella di un compagno di squadra che, pur non essendo in punizione, si ferma con l’amico a rimettere in ordine i vari locali dell'impianto. «Lo sport va concepito come strumento educativo. I genitori del bambino lo hanno capito e sono felici per il modo in cui si è gestita la situazione», continua Dallan.

Che il rispetto in ogni declinazione lo predica alla stregua di un mantra. «Chiunque faccia parte dei Titani appoggia incondizionatamente il nostro approccio al rugby, sennò è liberissimo di trasferirsi in altre società, ce ne sono molte in zona. Fortunatamente non abbiamo di questi problemi, ecco perché ci sentiamo membri di una enorme famiglia», composta da circa 180 tesserati, oltre allo staff tecnico. «È compito di noi allenatori fornire ai bambini e ai ragazzi dei punti di riferimento che li aiutino a formarsi in campo e soprattutto fuori».

Non a caso, il Ferracci - la "casa" dei Titani - è la risultanza di un senso di comunità che Dallan è riuscito a trasmettere alle famiglie dei piccoli rugbisti e, più in generale, in chi vive a Torre del Lago: «I genitori ci hanno dato una mano enorme nella ricostruzione dello stadio, mettendo a disposizione tempo, capacità e attrezzi».

Con basi tanto solide, era naturale (e prevedibile) che ne derivassero esempi positivi. Come quello (duplice) avvenuto ad inizio settimana. Guai però a credere che la parte sportiva rappresenti una parte marginale del progetto: si pensi infatti a Filippo Alongi (da un paio d'anni stabilmente nel giro della Nazionale Under 20), Lorenzo Fratini e Raffaele De Felice, prodotti del vivaio dei Titani e approdati nel rugby professionistico. «Lavoriamo ogni giorno con l'obiettivo di permettere ad altri ragazzi di compiere lo stesso percorso. Ma tutti loro sanno che non potranno mai diventare grandi giocatori, se non saranno grandi uomini». Proprio come Dallan.

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