Il Tirreno

Versilia

Carnevale di Viareggio

Jan Vecoli, l’ortodosso del Carnevale fedele ai Burlamatti

S.P.

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viareggio. I Burlamatti come filosofia di vita. O, più precisamente, come modo d’intendere il Carnevale. Da autofinanziati, sfilando solo per il gusto di divertire e divertirsi senza l’ansia delle classifiche e dei verdetti. Una filosofia che Michelangelo Jan Vecoli, presidente provinciale dell’Arci, di professione assicuratore, ha sposato quindici anni fa. E che non ha più abbandonato. «Da bimbetto sono andato un paio d’anni sui carri di Bocco, al secolo cioè Carlo Vannucci; nel 2005 mi sono invece avvicinato ai Burlamatti», racconta Vecoli. Che si definisce «un ortodosso del Carnevale, e sulla carretta dei Burlamatti ce ne sono parecchi». Memorabile in tal senso la mascherata da Peppone e Don Camillo con il rivale politico Alessandro Santini – militante della Lega, mentre Vecoli è stato segretario versiliese di Rifondazione Comunista – alla “cena vippe” del Carnevaldarsena di undici anni fa. E dietro la maschera, appunto, si toglie le vesti di assicuratore: «Per me il Carnevale significa sovvertire l’ordine costituito. Soprattutto, è il vero inizio dell’anno: per me comincia dopo i primi tre colpi di cannone sull’arenile di piazza Mazzini, non alla mezzanotte fra il 31 dicembre e il 1° gennaio».

Di aneddoti sui Burlamatti ce ne sarebbero a sfa’, detto alla viareggina. «Ricordo ancora quando – sarà stato il 2007 – andammo al Carnevale di Gambettola, quello che si svolge durante Pasqua: partimmo alle sette di mattina, eravamo una cinquantina di Burlamatti fra cui un componente storico, Simone Bertuccelli detto il Turco, che purtroppo oggi non è più fra noi. Laggiù trovammo l’allora presidente della Fondazione Carnevale, l’avvocato Elio Tofanelli: in un primo momento sbiancò quando ci vide arrivare. «O capocchione, se mi avvisavi che c’eravate anche voi non vi facevo pagare», mi disse. Ma soprattutto «il testimonial di quell’anno a Gambettola era Manuel Casella, all’epoca fidanzato con Amanda Lear. Sulle note di’ “Tomorrow” gli riempimmo di coriandoli la macchina cabrio con cui sfilava: lui andò su tutte le furie, noi invece ridemmo a più non posso». —

S.P.

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