Quella del Carnevale è una notte a colori che fa dimenticare il sole
Il lavoro sulle luci dei carristi esalta il cromatismo dei giganti di cartapesta Impressionanti il toro e Greta in giallo, ma anche i robot di Avanzini e Bonetti
Dicono gli spagnoli: “El sol es el mejor torero”, il sole è il miglior torero. Senza quello, insomma, la corrida è uno spettacolo monco. Traslando il concetto al Carnevale di Viareggio, si potrebbe osservare che non esiste carro migliore del sole. Con il cielo terso, il corso mascherato è una gioia per gli occhi dello spettatore, inutile girarci attorno. Ma il Carnevale resta seducente anche dopo il tramonto, con i carri che regalano incantevoli giochi di luce. A proposito di corride, partiamo da “Olé” di Carlo Lombardi: bene la “luminara” sui palchetti della plaza de toros e i fari che riprendono il cromatismo del costume del torero e lo scarlatto della muleta sventolata dal toro. Da un animale all’altro, dalla costruzione di Lombardi a quella di Alessandro Avanzini, dominata dalla tigre robotica che schiaccia il Topolino rudere industriale: gli occhi s’accendono come fanali mentre due riflettori fissi dirottano lo sguardo sugli ideogrammi del muro di container. Aspettate, abbiamo scritto robotica? E allora passiamo a quella con la “k” che dà il titolo al carro di Luigi Bonetti: psichedelico l’effetto del gioco di luci sprigionate dal volto che si apre, ingigantito dall’effetto specchio del cervello simbolo. Ecco, “Robotika” è uno di quei carri che sembrano concepiti proprio per sfilare nell’oscurità: mica sbagliato, se si pensa che quattro delle sei sfilate di quest’anno cominciano nel tardo pomeriggio. Che sia l’avvenire del Carnevale? Chissà. Chi sembra venire dal futuro è il Cristiano Ronaldo di Stefano, Umberto e Michele Cinquini: la scritta “Idol” illuminata a mo’ di insegna di Las Vegas sovrasta il campione portoghese mentre ai lati sono stati posizionati dei fari accecanti di nome – tutto vero, lo abbiamo verificato con uno dei costruttori – e di fatto. Menzione d’onore per le lampadine sui cappelli dei figuranti. Impressionante, poi, la parete con i loghi delle app illuminati a led del carro di Jacopo Allegrucci: prima alcuni, poi altri e, infine, tutti con perfetta sincronia per restituire un effetto sbalorditivo. Tanto quanto le teste mobili fra le colonne del tempio dei fratelli Alessandro e Massimo Breschi, che sulle facciate dei palazzi della Passeggiata disegnano letteralmente dei simil-soli: davvero notevole. Lo stesso dicasi per i coni di luce che sul carro di Fabrizio Galli giocano con i colori dei personaggi abbracciati e fanno scintillare nel buio le loro corone con i filamenti del Dna – oltre, naturalmente, al Re Carnevale sorridente. Squarciano le tenebre anche gli occhi aggressivi del centauro di Roberto Vannucci, così come il logo di Facebook e il simbolo della connessione WiFi alle estremità delle scure da lui impugnate. In “Home sweet home” dei Lebigre, infine, risaltano il giallo dell’impermeabile di Greta Thunberg, il verde della Città di Smeraldo e perfino il cuore dell’uomo di latta. E se una volta i carri avevano giusto giusto dei riflettori attaccati ai trattori, ora tutti si sono attrezzati con fari rotanti in mezzo ai mascheroni. Illuminazione, insomma, fa rima con evoluzione. —
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