Il Tirreno

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burocrazia 

Scadono i termini e salta la vacanza premio degli studenti del Chini

C.B.M.

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lido di camaiore. Non resta che l’amaro in bocca ad alcuni studenti del Chini che, per non precisati problemi burocratici e di autorizzazione, sono stati costretti a rinunciare a una vacanza premio con la scuola promessa già a maggio dell’anno scorso. A raccontarlo sono proprio i genitori degli alunni amareggiati in un’email spedita al Tirreno: «A maggio 2019 gli istituti Chini-Michelangelo chiamano a raccolta gli studenti “meritevoli” e propongono alle loro famiglie l’adesione ad un soggiorno a Dublino per tre settimane con partenza a inizio settembre 2019. Gli istituti avevano infatti ottenuto da fondi europei (circa 45 mila euro)».

Requisito richiesto: media alta e frequenza obbligatoria di un corso propedeutico di 30 ore, corso che sarà poi effettuato nel mese di luglio.

«Noi famiglie ci siamo prese il tempo necessario per aderire al progetto e, vista la responsabilità di mandare un figlio all’estero per così tanti giorni, abbiamo atteso notizie sul programma di studio per poi rivedere i nostri progetti estivi, le nostre vacanze e rispondendo “no” a proposte di lavoro per i nostri figli. Insomma, abbiamo creduto fermamente che certi treni passano una sola volta e che a 17 anni bisogna solo prenderli al volo. L’estate è trascorsa attendendo invano. Il 12 di agosto ci arriva dalla scuola una comunicazione scritta “che il viaggio viene rimandato e che comunque sarà fatto entro il novembre”. Il 29 di agosto in una riunione congiunta tra professori-accompagnatori, genitori e studenti, la allora preside chiese un’adesione anche in caso di spostamento di data (si parlava di ottobre o novembre), adesione confermata dai genitori. Dopo che settembre trascorreva inesorabilmente, e dopo nostre numerose sollecitazioni, abbiamo scoperto che “i termini erano scaduti”. Questo ci rivelò, con imbarazzo, la appena insediata nuova preside.Ad oggi, nonostante nostre richieste, nessuno si è preso la briga di spiegarci come tutto questo sia potuto accadere. Tranne, nel corso di una riunione richiesta da noi genitori tramite anche il Provveditorato agli Studi, raffazzonate e poco chiare giustificazioni. In tutti i casi la scuola, ad oggi, niente ha messo per iscritto. Nessuno si è poi preso la briga di chiederci almeno scusa. Infine, abbiamo provato a ricevere almeno un piccolo seppur quasi simbolico indennizzo. Intanto i circa 45 mila euro non resteranno alla scuola, se ne torneranno beatamente all’Europa». —

C.B.M.

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