Il Tirreno

Versilia

Uccise la nonna 103enne: condannato definitivamente a 14 anni di carcere

Matteo Tuccini
Uccise la nonna 103enne: condannato definitivamente a 14 anni di carcere

La Corte di Cassazione ha confermato la pena di 14 anni e 8 mesi: il nipote cinquantenne la sconterà in carcere a Pisa 

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LIDO DI CAMAIORE. Nessuno sconto ulteriore per Enrico Formisano, 52 anni, accusato di aver ucciso la nonna di 103 anni, Concetta Conte. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna e la pena, che diventa così definitiva: 14 anni e 8 mesi di carcere. L’uomo sconterà la condanna nel penitenziario di Pisa, dov’è già recluso.

Il verdetto della Suprema Corte è arrivato nella mattina di martedì 28 gennaio, a tre anni e mezzo dall’aggressione. Compiuta nella notte tra domenica 21 e lunedì 22 agosto del 2016, in una casa di Lido di Camaiore. La 103enne viene presa a calci dal nipote, pare dopo la richiesta non soddisfatta di fornirgli il mazzo di chiavi di un’abitazione. L’anziana viene portata al pronto soccorso dell’ospedale Versilia, dove cade in coma. L’uomo viene arrestato dai carabinieri e portato in psichiatria al Versilia. Concetta Conte resiste due settimane: viene trasferita dall’ospedale di Lido alla clinica San Camillo di Forte. Ed lì che muore il 4 settembre.

A quel punto per il nipote scatta l’accusa di omicidio volontario: rischia una condanna all’ergastolo. La Procura di Lucca chiede il giudizio immediato dopo una perizia psichiatrica eseguita sull’uomo. L’avvocato Gabriele Parrini, difensore di Formisano, chiede e ottiene il rito abbreviato. Poi fa eseguire a sua volta un esame psichiatrico sul suo assistito dal professor Mario Di Fiorino, primario al Versilia. Secondo la difesa, Formisano è del tutto incapace di intendere e di volere.

Il giudice ordina una terza perizia, da affiancare a quella della Procura e a quella della difesa. Viene incaricato dell’esame il professor Giovanni Battista Traverso, già nel pool di periti che lavorò sul delitto di Cogne. Secondo Traverso l’infermità dell’imputato non era totale al momento dell’aggressione. Così nel settembre del 2017 arriva la condanna a 16 anni per omicidio volontario pluriaggravato.

In appello, nel 2018, la condanna viene confermata, ma ridotta a 14 anni e 8 mesi di carcere. Il giudice d’appello, oltre a riconoscere – com’era avvenuto in primo grado – la ridotta capacità di intendere e di volere del cinquantenne, gli toglie le aggravanti dei futili motivi, della crudeltà e della recidiva. L’avvocato Parrini fa ricorso in Cassazione, dove viene confermata la condanna per omicidio volontario. Con le aggravanti dell’età della vittima e del legame di parentela con il colpevole.

 

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