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Tragedia del Varignano, i familiari della vittima: «Ci voleva il morto per agire»
Il figlio Igri Citi era presente alla fiaccolata insieme alla moglie e ai nipotini della donna travolta dall’auto «Ringraziamo davvero tutti»
VIAREGGIO. La finestra all’ultimo piano è al buio, sul balcone la sagoma scura delle piante che Fatima Karmas curava con passione. In strada - insieme ai residenti di questo pezzo del Varignano - ci sono sua nuora, i suoi nipotini, e suo figlio. Igri Citi, oggi operaio in un cantiere della grande nautica in attesa di poter far valere la sua lunga esperienza nel mondo dell'abbigliamento da uomo, ha poca voglia di parlare. Davanti agli occhi ha ancora il corpo della madre, lì, per terra, senza vita. Nel buio di quei lampioni spenti da mesi, nonostante le proteste dei residenti in zona. . Lampioni che sono tornati ad illuminarsi, lato abitazioni, poco prima che avesse inizio il ritrovo-fiaccolata organizzato dagli abitanti di viale della Resistenza, dove il dramma si è consumato il 14 gennaio, nel tardo pomeriggio. La donna, 70 anni, è stata investita da un giovane alla guida di una Panda, nel cui sangue sono state trovate le tracce di stupefacenti.
«Come sempre in questo Paese si aspetta il morto prima di fare qualcosa», sono le parole, amare, di Igri ai cronisti. Le donne del quartiere, i bambini, si avvicinano all’uomo per un rapido saluto, un bacio che è un bacio a sua madre, che in viale della Resistenza abitava da 15 anni, dopo un lungo periodo trascorso al Marco Polo.
«Lei e io, io e lei...Così...sempre insieme...», è il ricordo del figlio, sussurrato, come in un parlare a se stesso, per scacciare dagli occhi l’immagine di quel telo verde e sotto il corpo senza vita di Fatima.
È la Viareggio più vera quella che si è stretta intorno alla famiglia della donna investita ed uccisa mentre attraversava la strada per raggiungere l’auto parcheggiata sul lato opposto, rispetto alle abitazioni. Fatima aveva dovuto parcheggiare lì perché davanti alla porta di casa aveva i mezzi dell’impresa che aveva iniziato gli scavi per riparare il guasto alla linea di alimentazione dei lampioni, in tilt da fine agosto.
Forse, però, la morte di Fatima non è bastata del tutto. Perché il lato monte di viale della Resistenza è ancora al buio. Sul primo lampione arrivando da via Paladini qualcuno ha appeso un cartello: “Guasto dall’8/10/19”.
Qualcuno ipotizza che la riparazione di questi lampioni possa non avvenire. Al momento, però, informazioni non ce ne sono.
«Grazie per la presenza»: la voce di Michela Donati, moglie di Igri, si leva dal microfono portato dagli esponenti del Cantiere sociale. Non c’è altro da aggiungere. Le parole non servono. Il silenzio della strada disseminata dalle fiaccole dice già tutto. Il resto ognuno lo pensa tra sé e sé.
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