Il presidio
«I teschi? Belli, ma non carnevaleschi»
Pareri discordanti sulle installazioni artistiche spuntate per addobbare la città: «Ma l’importante è che se ne parli...»
«Che schifo!», bofonchia lei. «Ma no, dai: guarda quello quanta simbologia racchiude…», ribatte lui. Piazza Maria Luisa, tra Galliano e il Principino. Argomento del contendere: uno dei teschi spuntati dal nulla lunedì mattina, a meno di due settimane dal primo corso di Carnevale. Fanno discutere, eccome, i venti crani dipinti da carristi viareggini e artisti internazionali. L’arte, in fondo, deve scatenare reazioni contrastanti. Provocare. Lasciare un segno. «Sicuramente sono spiazzanti. In positivo o in negativo? L’importante è che se ne parli – è il pensiero di Oscar Wilde, pardon, Veronica Gemignani – sono alternativi, particolari, diversi dai soliti mascheroni: secondo me non si può sempre criticare».
Anche se «non sarebbe male montare in aggiunta qualche addobbo classico – puntualizza accanto a lei la madre Daniela Parri – però non li trovo lugubri, semmai sembrano esorcizzare la morte».
Più o meno lo stesso pensiero espresso da Carlo Olivieri: «Tutto ciò che riguarda i gemellaggi mi piace, così come mi piacciono questi teschi e il modo in cui sono stati realizzati. Non sono macabri, anzi, secondo me prendono in giro la morte, è qualcosa che si accompagna al Carnevale. Questa mostra, però, non prescinde dall’idea di addobbare la città con altro. Semmai, io avrei radunato i teschi in un unico punto: disseminati per la città rischiano di risultare dispersivi».
Certo, hanno generato più di un equivoco… «Ho appreso solo dai giornali che si tratta di un’installazione artistica – sono le parole di Andrea Favilla, imprenditore – un’opera d’arte deve essere spiegata: bastava mettere una targa e si sarebbero evitate tutte queste polemiche. Alcuni sono belli, altri meno, nel complesso mi garbano».
I teschi finiscono per dividere tutta una famiglia. «Se devono essere rappresentativi del nostro Carnevale mi disturbano – afferma Roberta Simoni – se invece è per un gemellaggio internazionale allora si accettano. Mi sembrano un po’ fuori contesto, ecco».
La pensa diversamente il marito Salvatore Ricco: «Ben vengano le novità! Volendo fare una battuta, questi teschi sono in linea con i carri seriosi degli ultimi anni». Seriosi, sì, «ma belli a vedersi». Il figlio Pavel fa da ago della bilancia: «Li avevo scorti dentro un hangar in Cittadella, mi domandavo di che cosa si trattasse. A livello estetico sono belli anche se poco attinenti al nostro Carnevale».
I teschi si lasciano guardare. Catturano l’attenzione. Invitano ad estrarre lo smartphone dal taschino per fotografarli. «Passavo di qui in macchina e sono scesa apposta, m'incuriosivano – commenta Rachele Fioravanti – sono di grande impatto e ogni novità, secondo me, è sempre positiva».
C’è chi poi ne sottolinea l’originalità: «Premetto che non sono un grande appassionato di Carnevale – confessa Luca Barchiesi – però li trovo diversi rispetto a quanto si vedeva in passato. Studio canto da cinque anni: se fai la cover di una canzone famosa senza uscire dagli schemi non ti nota nessuno, bisogna osare».
Chi sembra aver colto la mission di questa mostra è Anne Storz: «Poco allegri? No, per niente – chiosa lei – per una volta che si fa qualcosa a Viareggio… Mia figlia ha tre anni e non è stata minimamente spaventata, anzi: secondo me è divertente mettersi a cercarli tutti».
E in effetti l’esposizione mira a far interagire il pubblico con le opere in una specie di caccia al tesoro. Oltre, naturalmente, a far parlare di sé. Ma su questo sembrano non esserci proprio timori. —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

