Il Tirreno

Versilia

Carnevale di Viareggio
il caso 

«I teschi? Belli, ma non carnevaleschi»

Simone Pierotti
«I teschi? Belli, ma non carnevaleschi»

Pareri discordanti sulle installazioni artistiche spuntate per addobbare la città: «Ma l’importante è che se ne parli...»

3 MINUTI DI LETTURA







«Che schifo!», bofonchia lei. «Ma no, dai: guarda quello quanta simbologia racchiude…», ribatte lui. Piazza Maria Luisa, tra Galliano e il Principino. Argomento del contendere: uno dei teschi spuntati dal nulla lunedì mattina, a meno di due settimane dal primo corso di Carnevale. Fanno discutere, eccome, i venti crani dipinti da carristi viareggini e artisti internazionali. L’arte, in fondo, deve scatenare reazioni contrastanti. Provocare. Lasciare un segno. «Sicuramente sono spiazzanti. In positivo o in negativo? L’importante è che se ne parli – è il pensiero di Oscar Wilde, pardon, Veronica Gemignani – sono alternativi, particolari, diversi dai soliti mascheroni: secondo me non si può sempre criticare».

Anche se «non sarebbe male montare in aggiunta qualche addobbo classico – puntualizza accanto a lei la madre Daniela Parri – però non li trovo lugubri, semmai sembrano esorcizzare la morte».

Più o meno lo stesso pensiero espresso da Carlo Olivieri: «Tutto ciò che riguarda i gemellaggi mi piace, così come mi piacciono questi teschi e il modo in cui sono stati realizzati. Non sono macabri, anzi, secondo me prendono in giro la morte, è qualcosa che si accompagna al Carnevale. Questa mostra, però, non prescinde dall’idea di addobbare la città con altro. Semmai, io avrei radunato i teschi in un unico punto: disseminati per la città rischiano di risultare dispersivi».

Certo, hanno generato più di un equivoco… «Ho appreso solo dai giornali che si tratta di un’installazione artistica – sono le parole di Andrea Favilla, imprenditore – un’opera d’arte deve essere spiegata: bastava mettere una targa e si sarebbero evitate tutte queste polemiche. Alcuni sono belli, altri meno, nel complesso mi garbano».

I teschi finiscono per dividere tutta una famiglia. «Se devono essere rappresentativi del nostro Carnevale mi disturbano – afferma Roberta Simoni – se invece è per un gemellaggio internazionale allora si accettano. Mi sembrano un po’ fuori contesto, ecco».

La pensa diversamente il marito Salvatore Ricco: «Ben vengano le novità! Volendo fare una battuta, questi teschi sono in linea con i carri seriosi degli ultimi anni». Seriosi, sì, «ma belli a vedersi». Il figlio Pavel fa da ago della bilancia: «Li avevo scorti dentro un hangar in Cittadella, mi domandavo di che cosa si trattasse. A livello estetico sono belli anche se poco attinenti al nostro Carnevale».

I teschi si lasciano guardare. Catturano l’attenzione. Invitano ad estrarre lo smartphone dal taschino per fotografarli. «Passavo di qui in macchina e sono scesa apposta, m'incuriosivano – commenta Rachele Fioravanti – sono di grande impatto e ogni novità, secondo me, è sempre positiva».

C’è chi poi ne sottolinea l’originalità: «Premetto che non sono un grande appassionato di Carnevale – confessa Luca Barchiesi – però li trovo diversi rispetto a quanto si vedeva in passato. Studio canto da cinque anni: se fai la cover di una canzone famosa senza uscire dagli schemi non ti nota nessuno, bisogna osare».

Chi sembra aver colto la mission di questa mostra è Anne Storz: «Poco allegri? No, per niente – chiosa lei – per una volta che si fa qualcosa a Viareggio… Mia figlia ha tre anni e non è stata minimamente spaventata, anzi: secondo me è divertente mettersi a cercarli tutti».

E in effetti l’esposizione mira a far interagire il pubblico con le opere in una specie di caccia al tesoro. Oltre, naturalmente, a far parlare di sé. Ma su questo sembrano non esserci proprio timori. —

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il presidio

Peccioli, scatta la protesta contro l’ossicombustore: «Non siamo la discarica della Toscana»

di Redazione Pontedera