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Tassa marmo: -16% di entrate Estratte quantità inferiori

Tiziano Baldi Galleni Alta Versilia.
Tassa marmo: -16% di entrate Estratte quantità inferiori

Fra Stazzema e Seravezza ci sono 15 società che lavorano in cava Nel 2018 i due comuni avevano incassato 138mila euro in più rispetto al 2019

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A Stazzema 9 aziende che estraggono marmo e Pietra del Cardoso hanno versato nelle casse del comune (per il 2019) 450 mila euro. Nel 2018 erano stati 550 mila. A Seravezza invece 6 ditte del lapideo hanno pagato, sempre per la Tassa marmo, 274 mila euro rispetto ai 312 dell’anno prima. Una flessione totale, fra i due comuni, di 138 mila euro. Che non è dovuta ad una crisi del marmo, ma più a questioni tecniche – ovvero la creazione dei piani di bacino – come ha spiegato sia il sindaco di Stazzema Maurizio Verona, che la vice di Seravezza Valentina Salvatori.

La Tassa marmo è il contributo per l’estrazione che le aziende pagano nella misura del 10% del valore di mercato del materiale ricavato dalla montagna. «Nel comune di Stazzema – dice Verona – è l’introito maggiore che abbiamo. Quest’anno è un pochino di meno, ma in linea considerato che nel 2017 avevamo incassato 471 mila euro. Questo perché quando abbiamo fatto la redazione dei piani di bacino alcune cave sono rimaste ferme non potendo presentare nuovi piani di coltivazione. Situazione che non è ancora finita e si ripercuoterà anche nei primi mesi del 2020 mesi. Nel nostro comune ci sono aziende che estraggono e fanno la filiera produttiva e quindi già in linea con le disposizioni della legge regionale 35. Per Stazzema quella del lapideo rimane l’economia trainante e che dà occupazione al territorio».

Anche a Seravezza le ditte di marmo hanno avuto il solito intoppo di quelle stazzemesi. Lo ha spiegato l’architetto Andrea Tenerini a Il Tirreno, che è dirigente del settore. «Stiamo gestendo le autorizzazione in corso e la pianificazione a cavallo dei piani di bacino ancora da definire. Perciò i progetti vecchi aspettano di essere aggiornati, o le varianti autorizzate, come nel sito Trambiserra».

Inoltre l’introito di Seravezza è in parte falsato da una bega legale ancora in corso - non c’è ancora stato il primo grado di giudizio - fra il Comune e una della maggiori aziende del territorio (che dal 2015 sta continuando a pagare il 5,25% di Tassa marmo e non il 10% come aveva stabilito da quell’anno la Regione Toscana). «Se venisse confermato ciò che è già stato stabilito da un’altra sentenza analoga – spiegano dal Comune – dovranno essere recuperate importanti somme di denaro».

La vicesindaca Salvatori ha lodato il lavoro dell’ufficio Attività produttive. «Un impegno importante che comporta un lavoro serio fra monitoraggi, accertamenti, controllo regolarità pagamenti e sanzioni. Dovrebbero però esserci buone notizie per il rafforzamento di questo settore con l’ingresso di una nuova professionalità fra i primi sei mesi di quest’anno». —

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