Il Tirreno

Versilia

Cinquecento Sardine contro l’indifferenza nel nome di Liliana Segre

Matteo Tuccini
Cinquecento Sardine contro l’indifferenza nel nome di Liliana Segre

In maggioranza donne, di tutte le età, nella piazza Campioni che intona Bella ciao Il primo pensiero va alla senatrice, antifascismo e Costituzione le linee guida

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Il primo pensiero è per la senatrice Liliana Segre, sopravvissuta ad Auschwitz e oggi simbolo vivente di ciò per cui è giusto lottare. «Ringraziamo il Comune di Viareggio per averle assegnato il premio internazionale Viareggio-Versilia», dice dal palco Marco La Piano, 25enne di Lido, operaio Salt. È lui uno dei referenti delle Sardine viareggine e versiliesi, che ieri pomeriggio sono confluite in piazza Campioni. Marco, però, è in minoranza: nel pubblico e al suo fianco, tra gli organizzatori, regna il genere femminile. Sono le donne, di tutte le età, a contare e a contarsi. E a lanciare i messaggi che pesano. Ragazze come Elisabetta Mori, 23 anni, studentessa universitaria di Camaiore: è lei che chiude la manifestazione parlando dal palco. Parla di se stessa, perché spiega che non vuole andarsene dal suo Paese per fare la ricercatrice. Ma parla di tutti: «Stimolate il cervello, cercatevi le fonti vere e non bevete tutto quello che si legge sui social». Le Sardine si illuminano, come le luci sui cartelli e come la verità. Con Elisabetta ci sono, tra le altre, Lorenza Bandelloni di Pietrasanta, Laura Michielotto di Lido, Manuela Mencarini di Viareggio: donne dai 20 ai 40 anni che si sono mobilitate perché credono che sì, è il momento giusto.

Sono circa 500 i partecipanti della prima uscita delle Sardine a Viareggio. Tanti o pochi? Gli organizzatori preferiscono parlare delle questioni che stanno loro a cuore. Guai a chi vuole mettere qualche granellino di sabbia in un ingranaggio che sta parlando ai giovani, ma a tutto il popolo che si riconosce nei valori del progressismo. Antifascismo e Costituzione – vengono letti i primi 12 articoli – sono le linee guida e da lì non si scappa. Da destra si sibila che il collante di queste proteste è Matteo Salvini, richiamato in alcuni cartelli: ma forse non è così. Vallo a trovare il collante in un popolo che va dal Pd tradizionale – erano presenti i sindaci dem Alessandro Del Dotto e Maurizio Verona e il futuro candidato a sindaco a Viareggio Sandro Bonaceto – alle amministrazioni che nel centrosinistra sembrano ondeggiare, come quella di Giorgio Del Ghingaro, rappresentato ieri dal vicesindaco Valter Alberici. Fino ai movimenti che Salvini l’hanno contestato duramente in città e per questo sono finiti pure a processo. C’è “Bella ciao”, che tutti intonano a fine manifestazione. C’è il richiamo ai valori della Resistenza, dei partigiani e della democrazia. Ma c’è qualcosa di altro, anche se ancora poco definito: la voglia di non arrendersi all’odio e all’indifferenza. Alla guerra fatta per puro interesse economico a spese dei popoli; a un cambiamento climatico che sta già distruggendo il nostro pianeta e causando migrazioni su cui poi la politica specula in maniera vile. C’è un mondo intero che sta viaggiando nella direzione inversa alla salvezza e una fetta dei suoi abitanti, forse la maggioranza schiacciante, che esulta perché le raccontano che stanno difendendo i suoi interessi. Di fronte a tutto ciò, questa gente che va in piazza si ribella. È già qualcosa. —



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