Il Tirreno

Versilia

L’anteprima 

Allegrucci racconta Alice perduta nella rete dei social network

S.P.

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VIAREGGIO. “Forse abbiamo fatto un po’ troppo…”. Andiamo bene. E no, non lo diciamo con sarcasmo: il campione in carica dei carri grandi, matematicamente salvo per dirla in termini calcistici, ben al riparo dalla bagarre per non scendere di categoria, ha deciso di presentarsi comunque con un progetto ambizioso. Senza trastullarsi sulla vittoria dell’anno passato e vivere di ricordi, per quanto dal sapore dolcissimo, bensì guardando alla prossima sfida più motivato che mai. E allora aspettiamoci ancora delle costruzioni di ottima fattura – è l’anno degli avanzamenti e delle retrocessioni, baby. Jacopo Allegrucci, con “#Nel Paese delle Meraviglie 2.0”, vuol continuare a stupire. E, possibilmente, lasciarsi ancora tutti alle proprie spalle. Quindi sì, per il Carnevale proprio non potrebbe andare meglio.

IL SOGGETTO

Per il debutto nell’empireo della cartapesta si affidò alla leggenda del pifferaio di Hamelin. Poi fu la volta di Biancaneve per il primo, storico successo. Ora tocca ad Alice nel paese delle meraviglie. Insomma, Allegrucci ci ha preso proprio gusto con le fiabe: «Con la differenza che i primi due anni è stato tutto fortuito, mentre stavolta è voluto – racconta il carrista – siamo arrivati alla fine del bando di concorso triennale e ormai volevo chiudere questa sorta di trilogia. Mi affascinava il tema di Internet e della mania dei social, lo vedo di grande attualità: cercavo un aggancio e alla fine è venuto fuori il Paese delle meraviglie». E in effetti la Rete, secondo Allegrucci, è proprio questo: «Il mondo fatto di “like” e di “stories” da postare sembra meraviglioso, ma spesso tira fuori il peggio di noi: ci riscopriamo egoisti, “banniamo” quelli con cui non andiamo d'accordo». E così ci ritroviamo circondati da persone che la pensano esattamente come noi - la cosiddetta metafora dell'echo chamber, la “camera dell'eco”. «Il paradosso è che, attraverso i social, finiamo per diventare asociali. E una volta che ti ritrovi catapultato in questo mondo è difficile uscirne e disintossicarti».

IL CARRO

Più che un carro, una storia da raccontare attraverso una sapiente combinazione di movimenti, mascheroni, musiche, costumi e coreografie. Una narrazione che, come spiega Allegrucci, «parte da terra». Perché «il mascherone del bianconiglio, attraverso un movimento azionato da un pistone, farà salire una bimba in carne e ossa che reciterà la parte di Alice e la farà montare sulla pedana principale del carro». Che, a quel punto, si girerà per mostrare il “paese delle meraviglie” allegrucciano, a cui Alice accede attraverso una scalinata. Troviamo così una rana vestita da maggiordomo che porge alla regina, emblema del solipsismo provocato dal cattivo uso dei social, un vassoio colmo di “Mi piace”: la regina, mentre è intenta a farsi un selfie con uno smartphone di ultimissima generazione - stai a vedere che nei corsi in notturna farà pure il flash... -, li afferra con una mano portandoseli poi alla bocca – per intendersi, come facevano i nobili dell’antica Roma coi grappoli d’uva. Alle spalle, variopinti cubi con i simboli di varie app si retroilluminano con i led. La costruzione raggiungerà i 20 metri d’altezza. «Sì, è un progetto impegnativo sotto tutti i punti di vista» conclude Allegrucci. Certo, se riesce a mettere in atto tutti i movimenti che Gabriele Galli s’è inventato… — S.P.

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