Meteo
Pochi i soldi a disposizione il Pca è costretto a chiudere
Da venerdì 130 utenti versiliesi costretti a recarsi al Serd di Viareggio Partite le lettere di licenziamento per i dipendenti della struttura
. L’ultimo giorno è in agenda venerdì 17 gennaio. «Poi sospenderemo il servizio. Non è più possibile andare avanti». Parole amare quelle di Luca Bonci, presidente del Progetto Comunità Aperta che da oltre 20 anni – anche se l’attività è cominciata quattro decadi fa – supporta e segue persone con problemi di dipendenza – droga, alcol, gioco. Il motivo? Non ci sono abbastanza soldi per garantire continuità al servizio stesso, per pagare gli stipendi agli operatori, neppure per riparare, ad esempio, gli strumenti che controllano la presenza di metaboliti nei campioni di urine.
La chiusura è dietro l’angolo. «Dopo quasi due anni di agonia in merito ai finanziamenti, nel corso dei quali non sono mancate promesse dalle istituzioni, il Pca getta la spugna. I nostri utenti – circa 130 – residenti nella Versilia storica e ancora nella provincia di Massa, dovranno a questo punto recarsi al Serd di Viareggio. Con le conseguenze e i disagi del caso. Qualcuno dovrà farsi carico di tutto questo: noi abbiamo fatto il possibile, se non di più fino ad oggi» fanno sapere gli operatori, Valentina Torri e Nando Melillo.
«Pur riconoscendo gli sforzi fatti sia dall’amministrazione comunale di Pietrasanta sia dalla dirigenza dell’Asl, dobbiamo constatare che questi non hanno avuto esito e ormai la situazionefinanziaria dell’associazione è tale da non poter proseguire oltre. Anzi, la speranza riposta nelle assicurazioni ricevute – precisa Bonci – ci ha già spinto in zona di dissesto economico, con il personale dipendente – sono cinque gli operatori – che attende da mesi di essere pagato. Abbiamo quindi dato il via alle procedure di licenziamento, contando che comunque qualcuno si prenda carico in futuro del servizio, che riteniamo indispensabile per la nostra comunità».
Fino a qualche anno fa il contributo annuo era di 130mila euro: oggi è di 80mila euro. «L’importo attuale non permette un servizio dignitoso e funzionale» rimarcano dal Pca.
«Quanto sta accadendo è vergognoso – è il pensiero di Giovanni Tomagnini – da cittadino mi chiedo: chi sono i responsabili della sospensione del servizio? A pagare, purtroppo, sono sempre le persone in difficoltà».
E Potere al Popolo attacca l’amministrazione comunale che «mostrando insensibilità e cinismo ha permesso la chiusura di una realtà utilissima per tutta la comunità. Esprimiamo il nostro disappunto per queste scelte, che danneggiano l’intera collettività, ma in particolar modo gli ultimi. Ricordiamo il buon lavoro svolto nel tempo dagli operatori del Pca. Patetici e ipocriti sono quei politici che parlano di combattere la droga con gli slogan, ma poi affossano esperienze fondamentali come questa».
Critico anche il Pd. «Sono molti mesi che il Pca lancia segnali di una situazione difficile legata ai fondi minimi necessari per potere svolgere un servizio molto importante, per le persone più bisognose. In questi ultimi anni sono state fatte troppe promesse a vuoto da Massimo Mallegni prima, Alberto Giovanetti ed Elisa Bartoli recentemente: non è dando la colpa ad altri che si risolvono i problemi: in fondo non si tratta di cifre proibitive, ma di poche decine di migliaia di euro e, per capirci, bastava che risparmiassero su qualche viaggio inutile e le risorse per il Pca si sarebbero trovate. Siamo vicini agli utenti e agli operatori». —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
