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«Né Adamo, né Eva»: Massimo Breschi porta in corso il bacio arcobaleno
Viareggio. In fondo lo cantava pure Bob Marley, anche se a dirla tutta il suo era un inno contro la guerra: “One love, one heart, let’s get together and feel alright” (un amore, un cuore, uniamoci e sentiamoci bene). Ma sì, in fondo l’amore, quello vero, è uno soltanto. Senza distinzioni. «L'amore sboccia tra persone, non tra sessi. Perché porsi dei limiti?», si domandò lo scrittore americano David Leavitt. Un ragionamento che ritroviamo fra i mascheroni in cartapesta del carro Né di Eva né di Adamo con cui i fratelli Alessandro e Massimo Breschi parlano di amore in tutte le sue forme e di lotta all’omofobia. Una costruzione che, almeno nei piani iniziali, non doveva nemmeno esserci. «Avevamo in mente altro, quando un giorno ho avuto un’illuminazione – racconta Massimo – ‘Ho cambiato carro!’ ho detto alla mia compagna Marella e a tutti i collaboratori. ‘Te sei di fòri!’ è stata la prima risposta». Poi, però, l’idea è piaciuta. E allora avanti così.
IL SOGGETTO
«Qualcuno mi ha accusato di aver fatto di proposito un carro politicamente corretto, come se avessi dei secondi fini… Non è affatto così: io tratto argomenti che sento particolarmente e anche questo lo è: ho trascorso un'infanzia particolare e sono cresciuto vedendo certe situazioni. Sono sempre stato per il rispetto delle parti e per la libertà d’amore ed era da tanto che volevo farlo».
«Confermo, me ne parlò già quattro o cinque anni fa», fa eco alle spalle il mascheratista Pierfrancesco Giunti, che lavora nell’hangar dei Breschi. «Questo è un carro particolare, non facile da creare perché prevedi di realizzare due persone che si baciano e ti scontri ancora con tanti pregiudizi – prosegue Breschi – poi a casa di mio fratello ho visto degli oggettini strani, delle figure stilizzate, anonime che si scomponevano e diventavano due: a quel punto ho pensato che, con dei mascheroni simili, non fosse più un’idea volgare ma, anzi, carina e sensibile».
IL CARRO
Domina la struttura della costruzione un tempio antico traballante, emblema di quel sentimento universale che è l’amore. «Né greco, né romano, questo è il mio tempio». Un tempio dallo stile… breschico? «No, no, ha un preciso nome: è tuscanico». Sopra il fregio trovano posto alcuni cigni, le cui ali e i cui becchi sono in realtà le dita di una mano, un «simbolo di amore e dolcezza» come le definisce lui stesso: «Non volevo fare i soliti cigni già visti e rivisti al Carnevale: questi richiamano le ombre cinesi con cui mi dilettavo ai tempi del collegio e che ho riscoperto un giorno, entrando in una libreria a Bologna, nelle ‘mani animate’ di Mario Mariotti».
Le colonne del tempio dondoleranno, i cigni scorreranno su alcuni binari («A muoverli ci saranno minimo otto persone») e andranno verso il basso. «Ci saranno davvero tanti movimenti», assicura Breschi. Ai piedi del tempio, tre figure stilizzate di coppie sia etero che omosessuali daranno vita a uno struggente valzer. Tantissime le coreografie sia a bordo che a terra, fra muse dell’amore e personaggi del bosco, variegata la colonna sonora che include canzoni di Carnevale, Katy Perry, Hozier, i Queen e proprio Bob Marley. Ma c'è anche 'One love'? «No, le coreografie sono già state tutte studiate. Però via, vediamo se s'aggiunge...».
In effetti, quanto sarebbe bello vedere cento e passa maschere a ballarla e cantarla tutte assieme? —
Simone Pierotti
(3- continua)
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