Gli appartamenti confiscati ai Pastore devono tornare ai loro parenti
Si tratta degli immobili di via Aurelia a Bicchio e di via Sant’Antonio, a due passi dal Municipio
Doccia gelata sul percorso partecipativo avviato dal Comune di Viareggio per assegnare due appartamenti confiscati (in “via definitiva” secondo i dati dell’Osservatorio sui beni confiscati alla criminalità organizzata in Toscana) alla famiglia Pastore. Uno dei componenti ha appellato il provvedimento di confisca emesso dal Tribunale di Lucca ed oggi esiste un dispositivo della Corte d’Appello di Firenze che dispone l’immediata restituzione di una serie di beni mobili ed immobili - compresi i due appartamenti sull’Aurelia a Bicchio ed in via Sant’Antonio, in centro - a chi ha presentato appello.
A spiegare cosa sia accaduto è l’avvocato Giorgio Nicoletti, difensore di una degli appellanti: «È stato il Tribunale di Lucca che ha voluto precorrere i tempi. In primo grado, nonostante la circostanza per cui tutti i beni fossero già sequestrati e fosse, dunque, impossibile cederli perché vorrei sapere chi è che compra un bene sotto sequestro, ha anticipato i tempi». Nicoletti continua spiegando da dove si è partiti: «Il Tribunale ha ritenuto che nelle more del procedimento aperto ci fosse comunque il rischio di una vendita e, dunque, ha ordinato la confisca. Passaggio previsto dalla legge», là dove ci si trovi di fronte a contestazioni mosse per intestazione fittizia.
Esattamente da qui prese le mosse l’indagine della Squadra Mobile di Lucca a carico, tra gli altri, di Giuseppe Pastore (già arrestato prima del 2012 per reati legati all’usura) e di suo padre. Per entrambi l’ipotesi investigativa formulata dagli inquirenti era quella di aver attribuito la titolarità di alcune società attive nei settore della ristorazione, della distribuzione di bevande all’ingrosso, e del settore immobiliare alla moglie di Giuseppe Pastore che per la Procura non poteva non essere consapevole della intestazione ritenuta fittizia. Una considerazione che la Procura di Lucca derivava dal fatto che ai medesimi fossero già stati sequestrati, in passato, beni del valore di alcuni milioni di euro.
Una tesi che non ha retto all’appello presentato dalla donna contro il provvedimento di confisca. Ritenuto talmente definito da far transitare i due appartamenti viareggini all’Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata che li ha passati al Comune.
«Al Comune ho già dato la notizia», spiega al Tirreno l’avvocato Giorgio Nicoletti: «Se poi vanno avanti, vanno avanti. Su alcuni beni hanno anche fatto dei lavori, delle spese. Può darsi che li restituiscano, o li vendano all’asta e dal ricavato trattengano quanto speso».
L’avvocato Chiara Consani è la presidente della Commissione legalità del consiglio comunale di Viareggio e sta gestendo il processo partecipativo avviato per destinare i due immobili. Venerdì c’è stato il primo sopralluogo agli immobili con cittadini ed associazioni ammesse al processo partecipativo. «Non sapevo che ci fosse stata la comunicazione al Comune dell’appello vinto dal collega», risponde Consani interpellata dal Tirreno. «Il Comune se è trovato questo immobile con decreto della Agenzia nazionale ed ha dunque agito in assoluta buonafede. Abbiamo lavorato per conservare questi immobili che sono stati addirittura ristrutturati» con fondi regionali in co-finanziamento. «Io credo che si risolverà nell’interesse di tutto senza che si debba arrivare a che il Comune abbia speso soldi per niente. Valuteremo tutti gli aspetti e ne parlerò anche con il segretario generale e con gli uffici».
Che cosa accade adesso al percorso partecipato avviato non è chiaro: «Valuteremo in questa fase. Noi abbiamo i fatto i passaggi che dovevamo fare. Certo, le sentenze prima di tutto. Se questa assegnazione non andrà avanti comunque può essere un percorso che dà il là ad altre assegnazioni per altri beni».
Un eventuale appello in Cassazione del Procuratore generale «non sospende la restituzione dei beni», ricorda Consani. E, dunque, almeno per il momento - questo lo scenario che appare più realistico - le associazioni cittadine che avevano fatto un pensiero alla destinazione dei due immobili ristrutturati dovranno mettersi l’animo in pace, attendendo il terzo grado di giudizio o la disponibilità di eventuali nuovi immobili. —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
