Il presidio
Morina, Parco al lavoro per l’autorizzazione
Ma è scaduta la proroga concessa per adempiere alle prescrizioni Arpat nate dall’inchiesta della Procura
«Non risultano rispettate le prescrizioni che prevedono di manutenere l'asfalto dei piazzali e le fossette laterali di scolo del percolato e delle acque meteoriche in quanto, la pavimentazione è risultata in più punti divelta con ristagno d'acqua»: fotografia dell’impianto di compostaggio del verde alla Morina come da relazione Arpat dal titolo “Trasmissione esiti controllo impianto di gestione rifiuti in località “La Morina” gestito dalla società Sea Risorse”. La data è quella del febbraio scorso, in seguito al procedimento penale che la Procura di Lucca (pm Enrico Corucci) ha aperto a carico dell’azienda pubblico privata (Comune-Gruppo Del Pistoia). Da quella verifica sull’impianto sono scaturite numerose prescrizioni cui Sea Risorse era chiamata ad ottemperare, e tra queste anche quella relativa al fatto che «tutta l’area pavimentata utilizzata per lo stoccaggio ed il trattamento dei rifiuti dovrà essere ripristinata e dovrà essere creata una pendenza tale da garantire il regolare deflusso delle acque alle quattro vasche di raccolta e sollevamento poste ai quattro angoli dell'area». La scadenza per l’adeguamento - come da comunicazione ai contravventori Alberto Corsetti (amministratore delegato di Sea Risorse) e Francesco Garruto (Procuratore con delega ambientale della società Sea Risorse) entro il 14 maggio scorso, poi spostata - come da proroga concessa - all’undici novembre ormai già trascorso.
Cosa sta accadendo, oggi che la Regione Toscana ha all’esame la richiesta di rinnovo dell’autorizzazione per la stessa Morina, lo spiega l’Ente Parco di Migliarino San Rossore Massaciuccoli: «Il Parco sta facendo la Valutazione di impatto ambientale per conto della Regione che ha deciso di sottoporre l’impianto della Morina a procedura di Autorizzazione unica ambientale». L’analisi in capo al Parco «comprende anche tutti gli aspetti relativi alla pavimentazione/impermeabilizzazione e i lavori di messa a norma».
Entro il 14 maggio scorso - così le altre prescrizioni -Sea Risorse doveva «adottare idonea strumentazione per il monitoraggio del processo di stabilizzazione del compost ed attuare ogni accorgimento che garantisca la stabilizzazione del compost; entro ». Inoltre, entro la stessa data, la ditta doveva «pesare tutti i carichi di rifiuti in entrata ed in uscita all’impianto a mezzo della strumentazione già in dotazione». Entro il 15 luglio, invece, andavano ottemperate le seguenti prescrizioni: «Adozione di idonea strumentazione per il monitoraggio del processo di stabilizzazione del compost e Attuazione di ogni accorgimento che garantisca la stabilizzazione del compost».
La domanda è inevitabile: a che punto siamo? Perché Sea Risorse, oggi presieduta dall’avvocato Valentina Ceragioli, ha sempre sostenuto che avrebbe ottemperato alle prescrizioni ed eseguito gli interventi richiesti, anche strutturali, pur considerando anche l’ipotesi di una chiusura dell’impianto che dal 2010 avrebbe dovuto “traslocare”, come da prescrizioni proprio dell’Ente Paco, rinnovata in sede di nuova autorizzazione nel 2015. —
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