Quei litigi continui segno di un rapporto vissuto nel tormento
Bocche cucite a Saltocchio, dove Zangari viveva con Chiara «Era cambiato da quando erano morti i suoi genitori»
TORRE DEL LAGO. «Un uomo tranquillo»: sì, quest’espressione sa molto di luogo comune, eppure è così che viene descritto, da chi lo aveva conosciuto, Graziano Zangari, il 46enne reo confesso dell’omicidio di Chiara Corrado. Ma, attenzione, c’è “uomo tranquillo” e “uomo tranquillo”. C’è chi è sereno perché il destino gli ha riservato una vita senza patemi, ma c’è anche chi i patemi li ha eccome, ma apparentemente ha imparato a conviverci. Ecco, Zangari sembra proprio appartenere alla seconda categoria: persone che non hanno mai avuto molto dalla vita, e magari non hanno nemmeno mai cercato di avere molto, e che trascorrono l’esistenza “alla giornata”.
Cresciuto a Saltocchio, una frazione nella periferia di Lucca, dove non è più città e non è ancora campagna. Viveva con i genitori, calabresi trapiantati a Lucca, e un po’ tutti si rammentano di lui, ma nessuno riesce a collegarlo a ricordi particolari. E, paradossalmente, quella piccola comunità dove tutti si conoscono, favoriva questa sorta di anonimato di Zangari. Molti ignorano che cosa facesse per vivere, alcuni lo descrivono come una persona che si arrangiava a fare piccoli lavoretti che potevano capitare, soprattutto in campo edile: ogni tanto il manovale, qualche volta imbianchino. Quello che gli accade attorno pare non toccarlo, nemmeno quando, all’epoca venticinquenne, alcuni parenti cui è molto legato vengono coinvolti in un’inchiesta (l’operazione “Ragnatela”) legata ad alcuni fallimenti pilotati.
Però può bastare poco a far crollare quella (apparente) tranquillità, come capita spesso quando ci si costruisce un’esistenza basata su alcuni punti fermi. E di punti fermi quell’uomo è sempre sembrato averne pochi, uno di questi era rappresentato dai suoi genitori, con cui aveva continuato a vivere anche una volta diventato adulto. Ecco, la loro scomparsa in successione ha rappresentato un primo punto di rottura. «Da quando sono morti i suoi genitori – raccontano in paese – si vedeva che era cambiato. Sembrava essersi un po’ perso».
A quel punto molte cose cominciano a cambiare. Zangari lascia la casa dei genitori e si trasferisce, inizialmente di poche centinaia di metri, restando sempre a Saltocchio. Poi anche qualche guaio con la giustizia (una denuncia per furto) e, quindi, l’incontro con Chiara Corrado. Di quella donna in paese ci si ricorda, ma come di una presenza che non pare aver lasciato il segno. Sì, gli archivi parlano di diversi interventi delle forze dell’ordine a Saltocchio per i litigi della coppia, ma sembrano episodi cancellati dalla memoria collettiva.
Del resto, viene detto, è stata una presenza sporadica. Giusto il tempo di seguire Graziano Zangari nella sua nuova vita che non era più a Lucca, ma dall’altra parte del Monte Quiesa, a Viareggio. Ancora cambiamenti: un lavoro (almeno per un certo periodo) stabile in un’impresa edile, ma anche quel rapporto sempre più tormentato con la sua compagna. Ma anche, stando alle dichiarazioni dello stesso Zangari, con un altro legame, quello con le droghe. Come la cocaina che, a detta dell’uomo, avrebbe giocato un ruolo decisivo nell’omicidio di Chiara.
Quanto fosse “antico” quel legame è difficile da dire. A Saltocchio nessuno collega la figura di Zangari con quel mondo. Si sapeva solo che lui, negli ultimi tempi era tornato in Calabria, a casa di un fratello, inun paese affacciato sul Tirreno davanti all’Isola di Dino. E lì, mentre stava tranquillamente dormendo, lo hanno trovato i carabinieri. —
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