Lavorare con te non è stato facile, ma eri un grande capo
Ciao Corrado, è un saluto che mai avrei voluto pronunciare. Quando perdi un collega con cui condividi una lunga parte della tua vita (quasi 40 anni) rimani ammutolito. Ti ho visto collaboratore prima, redattore poi e caposervizio dopo ancora. Il rapporto tra il “capo” e il fotografo è un rapporto diretto. Ci si dicono le informazioni telegrafiche e si cerca di arrivare al conquibus. Lavorare con te non è stato facile. Eri esigente, meticoloso e spesso un vero rompipalle. Una volta mi chiedesti una fotografia che era impossibile da fare. Come dover fotografare il mare nel deserto. Te lo feci presente e tu per tutta risposta mi dicesti: “ca... tuoi”. Questo eri tu.
Un’altra volta si discusse per un’immagine che non ti piaceva ed io ti feci presente di non essere d’accordo. Mi mandasti via alquanto incavolato ma dopo cinque minuti ricevetti la tua telefonata. “Non sei mica arrabbiato con me? ” mi chiedesti, «lo sai che ti voglio bene» fu la tua conclusione.
Mentre eravamo a fare un servizio di quelli “tranquilli” mi ricordo che mi dicesti: «Pensa che culo che abbiamo noi. Facciamo un lavoro che è un divertimento e alla fine del mese ci pagano anche». Niente di più vero.
Comunque per te il giornalismo non era solo un hobby, era un lavoro che hai interpretato da vero professionista. Giornalista, scrittore, enogastronomo qualità che hai sempre espresso al meglio. Ricordo anche che tanti anni fa vedendomi cucinare ed assaggiando ciò che avevo fatto replicasti: «...ma sei sicuro che il tuo lavoro sia il fotografo? » e la Trattoria Nanni andò a finire sul Gambero Rosso.
Questi sono alcuni dei momenti vissuti insieme. Ora però devo chiederti scusa. Scusa perché non ce l’ho fatta a venirti a trovare in ospedale. Fra i miei tanti difetti derivati da un’ipocondria al cubo c’è quello di non riuscire a vedere una persona che soffre. Non credo che sia una malattia ma una vera e propria sindrome. Mi immedesimo e sto male alla stessa maniera. Per questo motivo evito perché farei stare ancora peggio colui che soffre. Ma notizie di te le ho sempre sapute. La redazione giornalmente riferiva il “bollettino medico”. Ma le notizie erano quelle che non avrei mai voluto sentire. Pur incontrando i familiari non ho mai chiesto niente proprio per non avere conferme negative sul tuo stato di salute. L’altro giorno quando sono entrato in redazione ho trovato tutti i colleghi in piedi nell’ingresso muti con cappotti e ombrelli... l’ambiente era anche troppo esplicativo. Gli occhi arrossati di tutti non necessitavano spiegazioni, e ci siamo incamminati tristemente a porgerti il nostro rispettoso saluto. Ed io ti ho chiesto scusa davanti a quella stanza ancora chiusa dove eri tu. Ciao Corrado ti voglio bene. –
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google