Il presidio
Curioso di tutto fino alla fine
Non eravamo delle cime, anzi direi che eravamo proprio scarsi a giocare a pallone, ma quella per il calcio era una grande passione che accomunava me e Corrado. A livello giovanile ci eravamo affrontati in diverse occasioni, lui con la maglia di difensore del Viola Club ed io con quella da attaccante della Vigor. In redazione ci capitava non di rado di ricordare quei periodi spensierati, quando, pur consapevoli che le nostre capacità non ci avrebbero mai potuto dare un futuro nello sport, ci emozionavamo a giocare e sognare come bambini.
Dal punto di vista professionale, da Corrado ho attinto quel modo di intendere e fare giornalismo con passione e anche divertendosi, senza orari e senza fermarsi mai, sempre pronti a rincorrere la notizia, proprio come dei “segugi”.
Il suo era un modo di scrivere incisivo e graffiante. Una volta, firmando con lui un articolo a quattro mani, presi anche una querela, che poi si risolse nel verso giusto.
In questi mesi sono andato a trovarlo con frequenza all’ospedale dove era ricoverato. Era sempre lui, interessato anzi assetato di notizie, a partire da quelle sul calcio, soprattutto sull'Inter, la sua squadra del cuore.
Chiuso com’era in una stanza di ospedale dove neppure si poteva intravedere una finestra, anche solo sapere come era il tempo fuori per lui era importante. Piccole cose, che per una persona che sta soffrendo possono fare la differenza.
Quando ero con lui voleva che gli parlassi e che non ci fossero silenzi, anche se mi rendevo conto che era stanco e che doveva riposare. Voleva che non me ne andassi, perché avere a fianco una persona amica in quei momenti gli dava la forza per combattere la sofferenza, che invece alla fine ha prevalso su di lui, lasciando un vuoto fra i suoi cari e tutti coloro che hanno avuto la fortuna, come me, di conoscerlo bene ed essergli amico. —
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