Il presidio
«Le ragazze sono più forti nell’escludere e nello screditare»
Emanuele Palagi, psicologo, raccomanda ai genitori: «Educate all’utilizzo del cellulare della Rete. E controllate l’uso che ne fanno»
Lo psicologo
Un “like” è per sempre:suona un po’ così il ragionamento proposto dallo psicologo Emanuele Palagi, esperto di adolescenti, impegnato dal 23 novembre nei tre sabati del ciclo “Incontri pubblici sulla adolescenza”, a Palazzo delle Muse. Alla domande del Tirreno su quale sia la differenza tra il sempreverde “ah bella”, gridato alla passante, e l’apprezzamento sui sociale, Palagi risponde: «Il “like” è tecnicamente infinito. E questo fa apparire questo “like” un qualcosa di più. Non va sottovalutato, inoltre, l’aspetto della risonanza: la mia ragazza/il mio ragazzo ricevono un “like” da un altro/a e questo mi ferisce ancora di più, e tutti sanno per sempre che sono cornuto/a. La ferita è più grave perché ha una permanenza diversa».
Perché tanta violenza al femminile?
«Le femmine hanno una modalità diversa dai maschi che sono “più fisici”. Le ragazze sono, per così dire, più “rimuginative” ed hanno una modalità diversa di elaborazione del vissuto. Tanto che nel cyber bullismo per gli aspetti più “rimuginativi” dell’esclusione sociale dai gruppi, dello screditare, le femmine sono forti».
Nel caso scoppiato in questi giorni l’aggressione fisica è stata solo la punta di un pressing psicologico: ma è davvero possibile a soli 13 anni?
«Questa età è quella del “qui ed ora”. In più, è l’età del gruppo, l’età in cui ti devi fare accettare dal gruppo, l’età in cui il gruppo è il “fine”, non un mezzo. E l’avversario stringe il gruppo. Quando poi questi fenomeni durano nel tempo, accade che nel gruppo ristretto si comincia a demonizzare l’avversario. Quando si arriva ad agire, poi, l’atto assume connotati eccessivi. A questo quadro si aggiunge il fenomeno della diluizione della responsabilità: se lo diciamo/facciamo in gruppo nessuno ha davvero colpa».
Vale la pena che i genitori si spacchino la testa a tentare di togliere i telefonini, soprattutto in età da scuola media?
«Vale la pena educare all’empatia. Ed educare all’uso del telefonino. Si educa e si controlla».
Educare all’utilizzo del telefonino facendo cosa?
«Primo: insegnando a non fare e non dire attraverso la Rete cose che non si direbbero o non si Farebbero nella vita reale. Questa è un regola che i ragazzini non capiscono. Faccio un esempio: glielo diresti a quella ragazza “ah bella” quando è lì davanti al suo ragazzo, o agli amici? La ragazzina stessa che mette la foto del suo sedere sui sociale: quella foto è associata nome e cognome a lei. Ma la stessa ragazzina andrebbe in Passeggiata, sul palco, a far vedere il sedere? Si metterebbe davanti a 5mila persone dal vivo a farsi vedere spogliata con l’indicazione di nome e cognome? C’è un fenomeno, che è quello della disibinizione on line, che gli adolescenti non percepiscono e con il quale gli adulti devono fare i conti». —
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