Il Tirreno

Versilia

Il lago di Massaciuccoli 

Lo spettacolo della natura che ispirò Giacomo Puccini

Adolfo Lippi
Lo spettacolo della natura che ispirò Giacomo Puccini

Nella fotografia che vi verrà consegnata insieme al quotidiano di domani il meraviglioso scenario che si presenta davanti alla villa del Maestro

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VIAREGGIO.  Le sponde del Lago di Massaciuccoli erano già abitate e visitate dai tempi Neanderthal (40mila anni fa). E nelle varie grotte sono stati ritrovati crani e resti di orsi, leoni, gatti selvatici. Ed ossa di cacciatori antichissimi. Ma fu ai tempi degli etruschi che si presero a cacciare caprioli castori e cinghiali. E si fecero scambi coi vicini liguri. Poi giunsero i romani e sorsero lussuosi insediamenti, vista lago, e celebre è la villa dei Venulei, a Pieve di San Lorenzo, costruita in epoca tra l’impero di Augusto e quello di Claudio. Comprendeva saloni di feste immensi e perfino piscine per la sauna. Altre terme sono state di recente scavate lungo la via Pietra a Padule arricchita di mosaici splendidi.

Il tutto è visitabile nel comune di Massarosa che con Viareggio e Vecchiano si contende questo scenografico territorio dove giace Torre del Lago intitolata a Giacomo Puccini che, del lago, fece il suo grande (ma non unico) amore, preferendola a Parigi e al mare che troppo agitato per il suo carattere depresso e nevrotico lo inquietava. Mentre il lago non solo lo ispirava, lo calmava, gli faceva da terra di cacciagione e pesca e perfino alcova, tra i canneti, delle sue amanti.

Erano in antico, il lago, le note fosse papiriane, zone palustri inforestate di falaschi e scarsa vegetazione. Le acque, attraverso canali, collegavano Motrone al Serchio. Poi nell’800, architetto il famoso Nottolini, i Borbone pensarono di scavare una via diretta che deviasse il Serchio (che sbucava dai pisani) ma non se ne fece nulla. Si insediarono semmai risaie. Rimasero invece sempre al passo numerose specie di uccelli migratori. Di recente il pittore e regista Alessandro Tofanelli ha dedicato alla fauna bellissimi documentari. Sono stati filmati il martin pescatore, l’airone cenerino, la garzetta, la folaga, il beccaccino. La pesca, ora in parte rovinata dal “barbaro” pesce siluro e dal gambero killer, fu subito praticata e qui sorsero palafitte e bilance, per succulenti cenoni (ancora frequentati).

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Chi in epoca moderna s’accorse della bellezza del lago fu il marchese Carlo Benedetto Ginori (1851-1905), senatore del Regno e commissario per le antichità e belle arti di Toscana. Fu lui a comprare una vasta area alla Piaggetta, vi fece costruire un casino di caccia che poi divenne villone. E ancora è meravigliosamente circondato di palme e vi si fa b&b. Il marchese era sportivissimo, spadaccino, pilota (vinse una Coppa del Re). Fu lui a conquistare Puccini che aveva già adocchiato il lago ma non avendo un quattrino la prima volta, evadendo dalla soffocante Milano, prese in affitto una casona colonica in Torre del Lago, dal guardiacaccia Venanzio. Poi, dopo il successo di Manon si fece la villa. Era ed è vicina a quella degli Orlando, proprietari di cantieri navali a Livorno. Puccini ottenne dal Ginori il permesso di cacciare e da lì presero il via leggendarie gesta venatorie. E una volta Puccini che cacciava anche di frodo fu fermato e processato. Ma fu assolto perché il corpo del reato, le quaglie, si erano involate. Puccini comprò un motoscafo per scorrazzare il lago. E nelle pinetine vi condusse almeno due amanti, la giovanissima Cori di Torino e la baronessa austriaca Josephine Von Stangel. Con costei tra i canneti fu sorpreso dalla moglie Elvira che prese a ombrellate la baronessa. E poi vi erano i tradimenti gastronomici: Puccini cucinava le folaghe da maestro. E si era circondato di una corte di artisti, il club di Boheme. Ne facevano parte il marchese Ginori e i pittori Pagni, Fanelli, Viani, Nomellini, Chini, Tommasi. Per la combriccola mesceva vino la Giulia Manfredi (cugina della suicida Doria) da cui il maestro, si dice, avrebbe avuto un figlio.

Ben scrive del Massaciuccoli perché ne è un cultore l’architetto Pier Luigi Bianchi di Massarosa. Che narra anche l’agonia del ago. Iniziò con l’escavazione della torba. E fu quest’impresa a scacciare Puccini che si rifugiò nella villa di Viareggio. Evitando di vedere gli inquieti tempi moderni. Prima e durante l’ultima guerra giunsero sul lago anche gli idrovolanti. Due modelli magnifici, i Durnier Do X costruiti in Germania, gareggiarono coi Savoia Marchetti che avevano fatto, allenandosi sul Massaciuccoli, la traversata atlantica.

Eppoi come non rammentare il teatro Puccini? Sorse in epoca recentissima proprio nell’area che era stata acquistata dai conti Caproni. Vi lavorarono parecchi architetti, Insolera, Portoghesi, Riani. Il progetto finale però fu della coppia Allegretti e Raffaelli che costruì sui terreni Caproni acquistati per 2,5 milioni di euro. Ed è in questo teatro che si svolge la stagione lirica che ha avuto punte di notevole livello. Ma la più straordinaria Butterfly, stando al direttore del Pucciniano Franco Moretti, rimane la Renata Tebaldi. Il suo “fil di fumo”, nella lucentezza del lago illuminato dalla luna, mi commosse da bimbetto. La Butterfly aveva già commosso in una rovente notte d’amore Benito Mussolini (secondo i diari di Claretta Petacci) che tenendosi abbracciato a Claretta definì Butterfly insuperabile e Puccini (che non era mai stato un caldo fascista) “magnifico!”. Così il lago di Massaciuccoli è anche mescolato di sentimentalismo e lacrime. E testimone di tenerezze.


 

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