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Versilia

Condannato all'ergastolo, Roberto Romanini fa ricorso in Cassazione

Condannato all'ergastolo, Roberto Romanini fa ricorso in Cassazione

L’imprenditore camaiorese è stato condannato come mandante dell’omicidio del cugino Stefano

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VIAREGGIO. Roberto Romanini, il 68enne imprenditore camaiorese condannato all’ergastolo per l’omicidio del cugino Stefano Romanini, si rivolge alla Corte di Cassazione. Il ricorso contro la sentenza di appello – che ha confermato quella di primo grado – è stato depositato mercoledì dall’avvocato Pamela Bonaiuti. Che ha assunto la difesa dell’imprenditore assieme alla collega Sara Mazzoncini.

Sarà, dunque, la Suprema Corte a stabilire la verità giudiziaria sull’assassinio di Stefano Romanini, ucciso sotto casa a 47 anni con nove colpi di pistola da un killer ancora ignoto. Il delitto di via Battisti, pieno centro di Camaiore, avvenne la mattina dell’8 febbraio 2011: un agguato in piena regola, compiuto da un assassino incappucciato che riuscì a dileguarsi senza lasciare traccia. Ancora oggi l’unica persona a finire sotto processo, con una doppia condanna, è Roberto Romanini. Ritenuto il mandante di quell’agguato.

La vicenda, secondo la Procura di Lucca e la squadra mobile della questura che ha condotto le indagini, ha origine quando Roberto e Stefano sono soci (assieme a una terza persona) nella Rb escavazioni. Stefano lascia la società, pare con un buco di 200.000 euro: questo avrebbe rovinato i rapporti tra i due cugini, fino a quel momento buoni. Stefano, racconteranno poi i familiari, aveva una vera e propria devozione per il cugino.

Sarebbe stata questa una parte del movente, assieme alla polizza di assicurazione sulla vita da 600.000 euro che Stefano aveva sottoscritto a favore dei suoi soci nella Rb, compreso il cugino Roberto. La polizza non è mai stata incassata: decadeva al momento dell’uscita di Stefano dalla società. L’inchiesta, tuttavia, non è mai riuscita a chiarire questo aspetto: gli inquirenti hanno sostenuto che Roberto poteva essere ignaro di quella clausola e che per questo motivo avrebbe deciso di far uccidere il cugino.

Altro aspetto che l’inchiesta non è mai riuscita a chiarire: chi è l’assassino? Sono state fatte delle ipotesi investigative che, però, in tribunale sono cadute. Tuttavia la ricostruzione degli inquirenti, basata soprattutto sulle testimonianze, è stata ritenuta valida dai giudici sia di primo grado che di appello. Romanini, nel frattempo, è stato condannato in via definitiva a 16 anni di carcere per il sequestro con ricatto ai danni di un altro ex socio in affari, con cui lavorava nel mercato dei funghi. Per questa condanna, già esecutiva, Roberto Romanini è finito in carcere ed è tutt’ora recluso a Pisa. Lui si è sempre professato innocente, vittima di «un’inchiesta senza prove di Procura e polizia». Dichiarazioni a cui, per ora, i giudici non hanno creduto. Ora spetta alla Cassazione dare il verdetto definitivo sul fatto di sangue più feroce degli ultimi anni. 

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