Assolto operaio accusato di minacce al suo capo
A processo per le frasi pronunciate in una riunione infuocata di Sea Ambiente: ma per il giudice il reato non è provato
VIAREGGIO. Una riunione di lavoro infuocata, delicata già a partire dal tema – la sicurezza dei dipendenti – porta a una denuncia e poi al processo a carico di un operaio di Sea Ambiente. Accusato di aver minacciato il suo capo. Ma il tribunale di Lucca lo assolve: il reato non è provato.
La vicenda risale al maggio del 2013, ma è arrivata a sentenza soltanto adesso. Il processo, anche se si trattava di un reato tutto sommato minore come le minacce, è stato complicato: il giudice Gerardo Boragine, presidente della sezione penale del tribunale lucchese, ha dovuto ascoltare non solo i presenti alla riunione, ma anche tutti coloro che potessero fornire elementi utili alla ricostruzione dei fatti.
Questi i dati incontrovertibili. La riunione viene convocata per questioni inerenti alla sicurezza dei lavoratori, in particolare per il documento valutazione rischi e la pericolosità, segnalata dall’operaio e rappresentante sindacale Alessio Cerisoli (originario di Livorno), dell’attività di svuotamento dei cassonetti nella zona della pineta di Ponente e sul viale Capponi. Attività che, secondo i lavoratori, nelle ore notturne era particolarmente rischiosa.
L’accusa, che si basa sulla denuncia dell’ingegner Dario Picardi, responsabile servizio prevenzione e protezione di Sea Ambiente, sostiene che a un certo punto Cerisoli si rivolga a Picardi con questa frase: «Non ci perdo niente a darle o a farle dare una coltellata anche alle spalle». Dopo la denuncia di Picardi la Procura rinvia a giudizio Cerisoli per minacce aggravate.
La ricostruzione dell’operaio, però, è diversa. Lui ammette che il confronto si era acceso, ma nega di aver minacciato Picardi. Sostenendo che le coltellate a cui aveva fatto riferimento erano quelle che rischiavano gli addetti, quando giravano di notte per la città per svuotare i cassonetti.
Nel corso del processo il giudice Boragine ha ascoltato tutte le persone che erano presenti alla riunione e altri testimoni che potessero dare qualche indicazioni: così in tribunale è sfilato tutto il personale, dai vertici alla segretaria.
Ma i testimoni si sono divisi: alcuni hanno confermato la frase minacciosa, altri hanno smentito, altri ancora hanno affermato di non ricordare come fossero andate le cose. A quel punto il giudice, non essendoci certezza del reato, ha assolto Cerisoli. —
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