Italia
Caso crocifisso, Brosio al ministro dell’istruzione: «Chieda scusa e si dimetta»
Il giornalista versiliese attacca Fioramonti per la sua dichiarazione sul Crocifisso: «Meglio una mappa nelle aule? Così offende milioni di cattolici italiani»
FORTE DEI MARMI. «Ecco da chi è rappresentata la cultura italiana nel nostro Paese, da un ministro che detesta l’albero della vita per il quale nostro signore Gesù Cristo, si è sacrificato per la salvezza di tutti i 7 miliardi di abitanti della Terra». A parlare è Paolo Brosio, il giornalista versiliese e fondatore dell’associazione Olimpiadi del cuore che proprio nelle settimane scorso ha partecipato alla posa di una croce santa realizzata dai maestri d’ascia viareggini dei Cantieri Del Carlo, sul monte dell’isola di Capraia. Brosio si scaglia contro il ministro dell’Istruzione Lorenzo Fioramonti per aver dichiarato che «è meglio appendere una cartina geografica al posto del Crocifisso».
Il ministro, attacca Brosio, «non solo offende milioni di cattolici italiani, ma miliardi di cristiani in tutto il mondo. Non solo. Ignora che Cristianesimo significa cultura della storia delle radici dell’Italia e del mondo. Che vergogna, che tristezza, che pena. Il ministro ignora, proprio a questo proposito, persino una sentenza clamorosa, del 2011, dei magistrati dell’Unione Europea, un continente dove ormai si fa fatica a respirare i valori cristiani. Nonostante la brutta aria che tira per la fede cristiana e per i suoi valori etici, la Ue ha assolto l’Italia dall’accusa di violazione dei diritti umani per l’esposizione del crocifisso nelle aule scolastiche. È questa è una sentenza dalla Corte Europea per i diritti dell’uomo. Dunque, secondi i giudici della Ue non esistono elementi che provino l’influenza degli alunni dall’esposizione del Crocifisso in classe».
Brosio si rivolge direttamente al ministro dell’Istruzione sostenendo che «dopo un’uscita del genere, farebbe bene a chiedere scusa e poi a lasciare una poltrona sulla quale si è seduto in maniera impropria, indegna perché ignora completamente la storia del suo paese, che è intrisa di cultura, arte dei maestri di tutte le epoche e del sangue dei martiri cristiani. Lei, ministro, ignora libri come i Promessi Sposi, che sono intrisi di concetto di Divina Provvidenza cristiana, ignora che l’arte e la cultura del nostro paese ci ha regalato statue e dipinti dove campeggiano crocifissi come segno di speranza per una vita migliore, non solo dopo la morte per la vita eterna, ma già in questa esistenza terrena per combattere il male che è Satana il quale ha ormai convinto tutti, e purtroppo anche lei che è ministro, che Dio non serve a nulla. A forza di togliere Gesù Cristo».
E aggiunge: «Ci facciamo prendere in giro persino dai musulmani moderati e da altre religioni o filosofie le quali mai vorrebbero che nei loro luoghi pubblici e nelle loro città sparissero i simboli a loro cari, a maggior ragione i ministri che rappresentano i loro Paesi. Poveri noi, altro che Cinque Stelle, qui non risplende più nessuno, solo la miseria di queste logiche che appiattiscono tutto e tolgono persino la gioia della fede a chi se l’è cercata con tanto entusiasmo». —
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