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Libera la commercialista arrestata: ma non potrà esercitare per tre mesi
Lunga udienza di convalida per la professionista viareggina Viene scarcerata con sospensione decisa dal giudice
VIAREGGIO.È tornata in libertà, ma non potrà esercitare la professione per tre mesi, Patrizia Lencioni, la ragioniera commercialista viareggina di 59 anni che da venerdì si trovava ai domiciliari dopo essere stata arrestata dalla guardia di finanza mentre riceveva un assegno di 22.500 euro da un imprenditore cinese per una conciliazione con la Commissione tributaria mai esistita. Dopo l’udienza di convalida, il gip Francesco Pallini (Tribunale di Prato) ha derubricato il reato da truffa a tentata truffa pluriaggravata, con la conferma delle aggravanti. Il giudice ha dunque accolto la richiesta degli avvocati Mauro Cini e Davide Pucci, difensori della professionista: non convalidare l’arresto, convinti che il raggiro nei confronti di due imprenditori cinesi, una commerciante pratese e un imprenditore fiorentino, fosse stato solo tentato ma non consumato.
Ieri mattina durante la lunga udienza di convalida, in cui la commercialista si è avvalsa della facoltà di non rispondere, c’era stato un piccolo colpo di scena, in quanto è emerso che Patrizia Lencioni durante i giorni trascorsi agli arresti domiciliari nella casa viareggina, ha inviato dei messaggi a colleghi mediante cellulare. Comunicare con l’esterno, se non con persone autorizzate dal magistrato, è un’attività interdetta in questi casi. Grazie a questa circostanza, la pm Laura Canovai, titolare dell’inchiesta, ha chiesto al Gip di trasformare i domiciliari in arresto in carcere. Messi di fronte al fatto compiuto, i difensori, pur mantenendo ferma la richiesta di non convalidare l’arresto, hanno chiesto di mitigare la misura in quella dell’interdizione dalla professione di commercialista. Richiesta, di fatto, accolta dal gip.
Patrizia Lencioni era stata arrestata venerdì scorso dalla Guardia di finanza di Prato in relazione a due denunce arrivate sul tavolo del procuratore capo Giuseppe Nicolosi: la prima presentata dai dai presidenti delle Commissioni tributarie di Prato e Firenze, la seconda arrivata dopo da uno dei due imprenditori che hanno subito la tentata truffa. Tramite conoscenze comuni, Lencioni aveva ricevuto l’incarico di seguire il caso di due cartelle esattoriali che i due imprenditori cinesi avevano ricevuto. Le denunce si riferivano alla falsificazione di documenti dove si palesava un ordine a versare soldi per chiudere i contenziosi tramite conciliazione (la cifra complessiva è di 72.500 euro) che i due cinesi avevano pendenti con l'Agenzia delle entrate. L’accusa sostiene che le ordinanze sono state falsificate per indurre i due clienti a versare somme di denaro utili alla commercialista per pendenze personali. All’appuntamento per la consegna del primo assegno da 22.500 euro, oltre ad uno dei due cinesi, c’erano anche i finanzieri che l’hanno arrestata. Patrizia Lencioni, molto conosciuta a Viareggio, era già finita nei guai nel 2003 per un’indebita percezione di erogazioni ai danno dello Stato. —
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