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Mille firme e una manifestazione per non far morire il Politeama

Mille firme e una manifestazione per non far morire il Politeama

Sono gli obiettivi dei promotori della petizione per il teatro chiuso da un anno. «Il momento è drammatico. L’unica salvezza è che ci sia un progetto per la città»

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VIAREGGIO. Arrivare a raccogliere mille firme – al momento sono più di 850 – e organizzare una manifestazione per sensibilizzare la città sul futuro del Politeama. Proprio per la fine di ottobre, un anno esatto dopo la chiusura del teatro-cinema che ha fatto la storia di Viareggio. È questo il punto più importante uscito dalla conferenza “Il Politeama, una storia che non va interrotta” curata dalla scrittrice e critica d’arte Antonella Serafini a Villa Argentina con la partecipazione del giornalista Umberto Guidi.

Un viaggio a ritroso nel tempo, da quel lontano 1869 in cui il marchese fiorentino Roti decise la costruzione di un teatro interamente in legno – tant’è che fu subito ribattezzato Il cavallo di Troia – sulla spiaggia di Viareggio al quale mette il nome di Alhambra fino al triste epilogo di undici mesi fa, con il contenzioso tra il demanio marittimo, proprietario della struttura, e il gestore Vittorio Scarpellini. Ma anche una riflessione sulle vie da intraprendere per far sì che il teatro dove si esibirono, fra gli altri, Petrolini e i fratelli De Filippo non finisca vittima dell’oblio.

«Che cosa si può fare – si domanda Serafini –? Il momento è drammatico, indubbiamente. L’unica salvezza per il Politeama, che in quasi 150 anni di storia è stato epicentro di tantissime attività culturali ma anche politiche, è che ci sia un progetto per la città. Credo che il rilancio di Viareggio passi necessariamente dal Politeama stesso, dallo stadio e dalla piazza del mercato: se vogliamo ripartire serve un progetto chiaro e immediato per questi tre. E poi bisognerebbe ricreare la voglia di andare a teatro. Purtroppo da qualche anno non abbiamo difeso più nulla, abbiamo ceduto tanti pezzi della città nell’indifferenza generale e il Politeama è stato solo l’ultima vittima in ordine di tempo». — Simone Pierotti

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