Il Tirreno

Versilia

Lino Mannocci a Firenze fra futurismo, arte pop e la Parigi di Severini

Adolfo lippi

Al Museo del Novecento in piazza S. Maria Novella fino al 16 gennaio  una esposizione dedicata al pittore e scrittore viareggino  

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La mostra

Adolfo lippi

Artista fine e scrittore colto e informato, Lino Mannocci, nato a Viareggio, vivente a Londra, ha inaugurato giovedì al Museo del Novecento in Firenze quadri e un romanzo ispirati al grande pittore futurista Gino Severini, toscano famosissimo, che visse anni intensi nella Parigi di Picasso, Modigliani, Marinetti. E dove si sposò con la giovanissima Jeanne Fort nel 1913.

Lei aveva 16 anni ed era figlia del più noto poeta di Parigi. Così al matrimonio furono testimoni, nientemeno, Guillaume Apollinaire e Marinetti. Poi i Severini ebbero vari domicili, tra Parigi, Roma, Milano, Cortona. E vissero anche per intere stagioni estive in Viareggio, poiché Jeanne aveva bisogno di aria di mare.

La mostra evento che Mannocci propone, espone diversi quadri che rifanno in chiave "pop" cioè popolare, volti e figure di personalità partecipanti e al matrimonio ed alla vita dei Severini.

I quadri danno degnamente il senso di un clima, di una irripetibile stagione dove a Parigi, tramontati gli impressionisti esplosero movimenti fondamentali dell'arte contemporanea, dal cubismo al futurismo, dal dadaismo all'astratto. E Severini, partito dalla natia Cortona, seppe più di Modigliani stesso, più di Lorenzo Viani che ebbe con Parigi un rapporto effimero, interagire con le più disparate tendenze e divenne celeberrimo anche in Italia con mostre alla Biennale di Venezia o alla Quadriennale di Roma.

Mannocci racconta con quadri e nel libro "Scene di un matrimonio futurista" (Edizioni Affinità elettive) parti dell'esperienza esistenziale dei Severini e ricomponendole le colloca in un ampio affresco sulla Parigi dei primi anni del Novecento, quando questa città richiamò geni e miti di ogni parte del mondo, spagnoli, americani, tedeschi, tanti italiani più o meno noti, che confrontandosi e scontrandosi seppero far sorgere la contemporaneità dalla quale a tutt'oggi dobbiamo in ogni dove le più suggestive rappresentazioni di arte non convenzionale.

Mannocci , viareggino, figlio di un noto barbiere che lui stesso rievocò in un bel libro "Madre India, padre barbiere" scelse Londra fin da ragazzo e lì frequentò alla Stade University il "Combwaell Collego of Arts" dove accese la passione per la grafica e la stamperia. Sicché ebbe anche a pubblicare cataloghi ragionati di grafica di parecchi artisti da Durar a Lorrain e del contemporaneo Lucien Freud.

Avendo la vocazione del pittore, Mannocci entrò a far parte, a Milano, di una corrente, detta del "Metacosa" alla quale avevano aderito alcuni tra i più noti artisti viareggini lì emigrati, da Peppe Martinelli a Sandro Luporini a Giuseppe Biagi . Proponevano opere di nuova figurazione, dove la realtà, pur trasfigurata ed elaborata, ora graffiata ora iperrappresentata, resisteva contro l'informale imperante. Mannocci fece così mostre in Germania (Hack Museum), San Francisco, New York, Bergamo e Firenze.

A Milano la "Metacosa" venne spiegata da Philippe Daverio e fu un successo. Seguirono altre mostre a Roma, a Mumbai in India, a Palazzo Pitti in Firenze. Poi per tre anni, fino ad oggi, Mannocci si è dedicato a studiare e documentarsi sulla figura di Gino Severini del quale ha curato anche una recente mostra al "Novecento" di Firenze. Da questo lavoro risulta la mostra che si è inaugurata giovedì scorso e resterà aperta fino al 16 gennaio prossimo, dove riappaiono in un vasto ed appassionato omaggio miti dell'arte del Novecento, da Picasso ad Apollinaire, da Max Jacob a Boccioni a Balla.

A proposito di Balla la casa d'aste Pandolfi di Firenze sta mettendo in vendita alcuni quadri sul mare di Viareggio che Balla, maestro del futurismo (oggi venduto a prezzi inaccessibili) dipinse dal moletto durante una vacanza che fece in città con la famiglia. E ciò dimostra come la Versilia ieri come oggi fu quasi una "nuova Parigi" con presenze di artisti quali i post-macchiaioli sorti attorno a Giacomo Puccini nel club di Bohéme e Carrà, Soffici, Viani, Moses Levy, Boeklin, Depero tra i futuristi, e Gino Severini che Lino Mannocchi adesso rammenta con la mostra al Museo del Novecento di Firenze.

Per tutti coloro che fossero interessati a visitare la mostra, il Museo del Novecento si trova nel Complesso dello Spedale delle Leopoldine in piazza Santa Maria Novella a Firenze (a due passi dalla stazione ferroviaria) ed è aperto tutti i giorni dalle 11 alle 19 ad eccezione del giovedì che è aperto soltanto dalle 11 alle 14. —



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