Due figli a Monaco, tra canzoncine in tedesco e tanta voglia di mare
Nadia Unti, 35 anni, aiuto regista, è approdata in Germania con l’Erasmus: «I bambini vivono un ambiente multiculturale»
Un Paese che crede nella formazione dei giovani che si affacciano al lavoro: secondo ritratto di viareggini che hanno scelto di vivere all’estero, e da Lisbona si va a Monaco. Dove abita Nadia Unti, 35 anni, sposata, due bambini, aiuto regista, liceo Classico linguistico “Carducci” e laurea a Pisa in Storia del teatro.
Cosa fai in Germania?
«Al momento posso godermi il lusso di fare la mamma a tempo pieno. Non so se avrei potuto in Italia. Oltre al lavoro di mio marito, la famiglia ha molto sostegno sociale ed economico. Sono sicura che se volessi rientrare sul mercato del lavoro non avrei problemi».
È stato più semplice o più difficile che in Italia il percorso di accesso al lavoro? È più facile muoversi nel mercato del lavoro o no?
«Ho avuto probabilmente più facilità a trovare lavoro qui perché il teatro ha dinamiche diverse rispetto a un'azienda. Non credo che avrei avuto alcuna possibilità di fare quel lavoro senza esperienze precedenti. Ma in qualche modo si deve permettere di fare una prima esperienza, altrimenti si crea un ambiente inaccessibile. Qui ho fatto un tirocinio durante l'anno di studi e poi sono tornata a lavorare. Le imprese investono nella formazione nel senso che credono nel valore formativo dei tirocini. Riservare i tirocini agli studenti significa anche tutelare chi deve entrare nel mondo del lavoro, a cui spetta un contratto con condizioni diverse, sia assicurative che retributive. Mi è capitato di vedere posizioni in Italia che non prevedevano retribuzione, solo rimborsi spese».
Prima volta all’estero: studio, lavoro, o entrambi?
«Durante la specialistica ho fatto un anno di Erasmus a Monaco e lì è iniziata la mia vita in questa città. In quell'anno ho incontrato un altro viareggino che era a Monaco per preparare la tesi specialistica in ingegneria aerospaziale e oggi siamo sposati da 6 anni, abbiamo un bimbo di 3 anni e uno di 5 mesi e viviamo ancora qui».
Come sei stata considerata da italiana: ha avuto un peso (positivo/negativo) o no?
«In genere non è rilevante. Mi sono trovata spesso con persone che amano l'Italia, la conoscono bene, studiano l'italiano e sono felici di avere l'occasione di parlarlo: sembra si sentano subito un po’ in vacanza».
Occupi una posizione più alta rispetto ai tuoi coetanei in Italia, stesso settore?
«Non direi: la maggior parte delle persone che conosco ha un buon lavoro. Credo che la differenza maggiore si noti al primo impiego e forse a livello di retribuzione».
Vieni considerata per l’esperienza al di là dell’età?
«Sia per il lavoro che per la famiglia si inizia prima qua: perché gli studi finiscono prima (l'università dura realmente 5 anni), e per le politiche di agevolazione alle famiglie».
Ti senti straniera a Monaco?
«Mi sento italiana e non tedesca. Mi sento ospite, ma mai discriminata. Ci sono aspetti della cultura tedesca che non potrò mai sentire miei, ma ce ne sono anche tanti che sono entrati a far parte della nostra famiglia, forse più di quelli che io stessa saprei elencare perché sono così "normali" ormai che non me ne rendo nemmeno conto. Usiamo alcune parole che non sapremmo come tradurre, i nostri bimbi cantano canzoncine in italiano e in tedesco, sentiamo nostre le feste, sopportiamo di più il freddo, ho sempre l'agenda in borsa e prenotiamo sempre con anticipo quando vogliamo mangiare fuori, usiamo il vetro a rendere, ci togliamo le scarpe quando andiamo a casa di qualcuno, il concetto di ciò che è vicino o lontano è diverso (20 minuti a piedi è vicino, ho diversi amici che, invece, prenderebbero la macchina)».
Costo della vita: puoi o potresti permetterti lì cose che qui non avresti potuto se non sul lungo periodo, tipo un mutuo?
«Mi riferisco in specifico a Monaco: credo che il costo della vita sia più o meno uguale. Fanno eccezione gli immobili, i prezzi sono saliti tantissimo negli ultimi anni e hanno raggiunto livelli folli. Ed anche gli affitti sono elevati».
Ti manca l’Italia? E Viareggio?
«Vivere qui ha il fascino della grande città e non possiamo dire di stare male. Oggi mi sento a casa e sono felice di vivere e far vivere i miei figli in un ambiente multiculturale. Spero li renderà aperti e tolleranti come il futuro necessita».
Pensi di tornare in Italia?
«Spero tra qualche anno di rientrare, il più vicino possibile a Viareggio. La vicinanza alla famiglia per me è insostituibile. E poi ci sono cose scontate per chi vive lì tutti i giorni, ma che vorremmo poter avere di nuovo per noi e per i bimbi: il clima, il mare, il cibo. Probabilmente sollevo un polverone, ma preferirei la scuola e l'assistenza sanitaria italiana. Sappiamo che il rientro comporterebbe delle rinunce: ma scegliere dove vivere non è solo una questione economica, ci sono aspetti non quantificabili che hanno una grossa rilevanza, almeno per me». —
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