Il Tirreno

Versilia

IN TRIBUNALE 

Quella mail sul tallio con cui l’Arpat aveva avvisato Asl e Gaia

L.B.
Quella mail sul tallio con cui l’Arpat aveva avvisato Asl e Gaia

Seconda udienza al processo   sulla contaminazione della  rete idrica: sentito il dirigente  dell’Agenzia per la protezione  ambientale Baldaccini

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PIETRASANTA. Seconda udienza al processo sul caso tallio che vede imputati la dirigente Asl Ida Aragona, direttrice del Dipartimento di prevenzione dell’azienda sanitaria, e il dirigente di Gaia Francesco Di Martino, entrambi accusati di avvelenamento colposo delle acque, Aragona anche di omissione di atti d’ufficio. Ieri mattina in tribunale a Lucca sono stati sentiti tre testimoni del pubblico ministero: Gilberto Baldaccini, che all’epoca dei fatti al centro del procedimento - 2013 e 2014 - era responsabile del settore Versilia-Massaciuccoli di Arpat, e due professori del dipartimento scienze della terra dell’università di Pisa, Massimo D’Orazio e Riccardo Petrini.

Baldaccini ha riferito in aula sulla mail che lui stesso nel maggio del 2013 aveva inviato ad Asl e Gaia per informarli di quanto era emerso dagli studi effettuati dai geologi dell’università di Pisa nella zona di Valdicastello, ovvero una presenza rilevante di tallio sia allo stato solido sia allo stato liquido, con relativa dispersione nell’ambiente. A quella comunicazione - questo è l’elemento su cui si regge l’accusa - Asl non avrebbe dato seguito mentre Gaia avrebbe risposto svolgendo nell’agosto 2013 delle analisi alla sorgente di Molini di Sant’Anna da cui sarebbe emerso un valore sospetto, sopra la soglia di sicurezza. Da qui il consiglio di Baldaccini a Gaia di ripetere le analisi sulla sorgente, cosa che però sarebbe stata fatta solo nel settembre 2014, su richiesta degli abitanti di Valdicastello, all’acqua delle fontane pubbliche del paese, analisi da cui scaturirono i divieti a berla. La difesa ha però cercato di evidenziare che quella comunicazione del maggio 2013 non era tale da determinare una situazione di allarme.

I due professori dell’ateneo pisano hanno infine confermato di avere accertato - e perciò ne avevano informato Regione e Arpat - una presenza anomala di tallio nella zona di Valdicastello. —

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