Il presidio
Odissea di quattro anni tra carte e uffici per sanare un abuso
Lunga trafila burocratica per la proprietaria di una casa «Ancora non si è risolto nulla malgrado abbia i documenti»
Non ci sta a farsi chiamare abusiva la signora Teresa Giannecchini di Camaiore. Dopo quattro anni di trafile burocratiche, rimandi, carte e integrazioni, ancora non si è risolta una faccenda che è nata alla fine degli anni 90.
Questi i fatti: tutto nasce da un vero e proprio abuso. La signora Giannecchini è proprietaria di un immobile a Capezzano Pianore una palazzina al numero 104 di via Sarzanese. Al piano terra c’è il famoso negozio di parrucchiere “Palagi”. Nel 1999 la signora Giannecchini fa delle opere: due wc esterni, una terrazza rialzata con sopra un pergolato sul retro, un tettino con prospetto laterale e alcune opere interne con tramezzature varie. Sono dei lavori che effettivamente si configuravano come un abuso perché mancavano di alcune autorizzazioni specifiche.
Nel 2014 la Giannecchini dunque decide di mettersi in regola e di fare una richiesta di sanatoria per gli abusi fatti. Insomma vuole mettersi in regola con la legge.
Succede quindi che dall’anno successivo comincia una lunga trafila: «Io e il mio ingegnere – racconta la signora al Tirreno – abbiamo compilato tutte le carte disponibili e abbiamo portato l’incartamento agli uffici comunali. Da lì è cominciato il calvario perché dalla prima consegna abbiamo dovuto fare quattro integrazioni all’ufficio preposto: ci sono voluti ben quattro anni prima che qualcosa si smuovesse».
Ma neanche a quel punto la vicenda si conclude. Alcune delle opere in questione infatti risultano essere state registrate nel 2001 quando la competenza sui fossi è passata al Consorzio di Bonifica. L’ente dunque richiede che vengano rispettati anche i limiti di lontananza dall’argine, circa quattro metri. Questo ha fatto quasi ricominciare tutto l’iter. Tanto che la signora, esasperata da anni di richieste, ha deciso di chiedere un’ordinanza di demolizione per ripristinare tutto al punto di partenza. L’unico punto rimasto in piedi è quello della destinazione d’uso da garage a negozio, per la quale la proprietaria ha registrato tutti i documenti per cui attende che gli vengano calcolati gli oneri relativi a tale mutamento di destinazione d’uso visto che il fondo ha tutti i requisiti previsti per ottenerlo.
Spiegano i legali del negozio: «Non siamo abusivi – dicono – siamo perfettamente in regola con le normative vigenti tanto è vero che l’attività non è stata messa in discussione nell’ordinanza citata e che pertanto continuerà ad essere esercitata lì come lo è da oltre 40 anni». –
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