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L’Antonucci piace: ad agosto più visitatori che in tutto il 2018

Michele Morabito
L’Antonucci piace: ad agosto più visitatori che in tutto il 2018

Il museo archeologico dedicato al professore pietrasantino fa boom di biglietti Verrà prorogata fino ad aprile la mostra dedicata al popolo ligure-apuano

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pietrasanta. Tra le note belle dell’estate pietrasantina vi è il rinnovato appeal del Museo Archeologico dedicato dal 1995 al professor Bruno Antonucci che si trova al piano terra del Palazzo Moroni riaperto nel 2017 dopo 22 anni di chiusura dopo una lunga battaglia della famiglia che per anni aveva denunciato lo stato di abbandono del Museo.

In questo 2019 le presenze sono state quasi 6 mila in otto mesi (+41% in agosto) contro le 7901 dell'intero anno 2018. Un successo che ha indotto l’amministrazione a prorogare fino al 26 aprile 2020 lo speciale allestimento dedicato ai reperti e alla storia dei Liguri Apuani che sta incassando consensi e molto interesse da turisti e non solo. Il Museo è nato grazie alla raccolta di reperti archeologici provenienti da ricerche sul territorio effettuate all’inizio degli anni ´60 dal Gruppo Speleologico e Archeologico versiliese guidato dal professor Bruno Antonucci.

La collezione comprende varie sezioni, quella Paleontologica custodisce reperti faunistici risalenti fino al Paleolitico superiore, quella Preistorica conserva testimonianze risalenti all’età del Rame, con resti di ossa umane, pugnali, punte di freccia e altri manufatti realizzati in osso e pietra. Di notevole importanza è la sezione dedicata al periodo etrusco.

Un punto di forza è la collezione di cippi funerari etruschi provenienti da diverse località della Versilia è di grande interesse con monete, vasellame, anfore, strumenti di lavoro, oggetti di ornamento personale e alcune tombe a cassetta. Infine la sezione Romana e Medievale che custodisce diversi manufatti tra cui vetri, anfore, ceramiche, monete, interi corredi funebri e tombe.

Per anni il Museo è rimasto inaccessibile con il suo tesoro in gran parte frutto delle ricerche del professor Antonucci: ai più giovani questo nome non dirà molto, ma per generazioni di pietrasantini, Bruno Antonucci è stato un riferimento. Nato a Farnocchia nel 1914, eroe di guerra prima, poi tra i primi a seguire Gino Lombardi nella creazione delle bande partigiane, cattolico, per tre volte sindaco di Stazzema, primo nel dopoguerra, nominato dal Cln, poi eletto dal primo consiglio comunale nel 1946 e ancora nel 1956. Dottore in matematica, uomo di scienza, inventore titolare di molti brevetti dal pennino a doppio serbatoio ad un dispositivo per eliminare il fastidio dei fari abbaglianti nelle macchine, ma anche uomo di insegnamento con una capacità unica di legare con i giovani che coinvolgeva con pazienza sopra il cimitero di Strettoia dove fu rinvenuta una città etrusca: Antonucci era stato insegnante allo Scientifico a Viareggio, poi per una vita all’Istituto d’Arte.

Si impegnò insieme al professor Giuseppe Flora per l’apertura dell’Osservatorio astronomico nel Parco della Fontanella che veniva aperto ogni venerdì sera è anch’esso come era successo al Museo in stato di abbandono: l’osservatorio aveva due telescopi, frutto della donazione della Famiglia Palla del 1978. Ma ciò non basta a descrivere quello che potrebbe essere definito una specie di Piero Angela locale, curioso e capace di comunicare con i giovani, di valori certi e profondi. Flora e Antonucci sono stati omaggiati negli anni ’90 della medaglia d’oro dell Comune per il loro impegno a favore della cultura, come insegnanti, come amministratori pubblici. Tenere aperto quel museo è innanzi tutto una questione di civiltà ed un omaggio ad un personaggio unico. —

Michele Morabito

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