Il Tirreno

Versilia

viaggio nel quartiere 

Dalle discariche di marmo alle strade dissestate: «Benvenuti a Macelligrad»

Luca Basile
Dalle discariche di marmo alle strade dissestate: «Benvenuti a Macelligrad»

3 MINUTI DI LETTURA







C’è chi, fra i residenti, con sagace ironia, l’ha ribattezzata “Macelligrad”. E in effetti fra le strade disastrate, i marciapiedi sconnessi, l’illuminazione pubblica che va e viene, le discariche di detriti e rifiuti a cielo aperto ed un quartiere trasformato in un dormitorio, il senso di abbandono e di decadenza, dalle parti del quartiere dei Macelli, è palese. Il salotto del centro storico, in linea d’aria, dista poche centinaia di metri, eppure ancora parliamo di una frazione che fino a qualche anno fa era ravvivata dalla presenza di una banca, di un negozio di alimentari, dalle vivaci frenesie quotidiane di un bar, da una macelleria. Tutte attività che nel divenire del tempo, hanno chiuso a doppia mandata.

Ma a rendere lo scenario ancora più desolante è lo stato in cui appunto versa il quartiere. «Guardi che strade: è così da anni. Se esci in bicicletta ti sembra di rivivere il pavé della Parigi-Roubaix, se prendi l’auto attento a sospensioni e gomme e se vai a piedi augurati di non finire per terra», evidenziano alcuni abitanti. In realtà il Comune qualcosa di recente ha fatto, visto che via Abruzzi è stata finalmente riasfaltata. Ma è l’eccezione alla regola perché tutto intorno la cornice viaria è allarmante: via Umbria, via Basilicata, via Calabria – ma l’elenco non si limita a queste strade – è disseminata di buche, piccole e grandi, fondo dissestato e sdrucciolevole, segnaletica carente. E quando piove le vie diventano un acquitrino fangoso e impraticabile. «Pozzanghere ovunque. E poca sicurezza. Il sindaco faccia un salto da queste parti, giusto per rendersi conto di come siamo messi» rimarcano da via Umbria. Poi c’è la maleducazione imperante: uno spazio di zona accoglie pezzi di marmo anche se nel frattempo la stessa sede è diventata ricettacolo di rifiuti. C’è chi passa, lascia un sacchetto e tanti saluti. E così qualcuno scrive o affigge cartelli giusto per evidenziare che quella non è una discarica.

A una decina di metri l’edificio degli ex Macelli pubblici assomiglia tanto ad un bosco verticale: incuria e degrado. E ancora topi che si muovono favoriti da cigli stradali poco curati e terreni mal tenuti dal privato di turno. Se poi dalle strada si passa ai marciapiedi lo scenario non cambia: buche, fondo sconnesso, precarietà diffusa. «Anche quei pochi cestini che c’erano nei giardinetti, se così possiamo definirli, sono stati tolti: qualcuno li riempiva di sacchetti, ma questa non è una buona ragione per vederci privati di un piccolo, ma significativo servizio», confessa un pensionato mentre porta a spasso il proprio cane. Un’isola, infelice, quella dei Macelli, dal punto di vista dell’arredo urbano e della funzionalità, che però ha una sua nicchia un punto di ritrovo, che è la chiesa del Santissimo Sacramento con don Francesco Parrini sempre più riferimento per chi abita da queste parti. Ma appena svoltato l’angolo, là dove comincia via Tonfano, risiamo punto a capo: strada dissestata, cigli mal tenuti, sicurezza viaria opinabile. —

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Meteo

Maltempo in Toscana, scatta l’allerta gialla: temporali forti, vento e grandine – Ecco dove

di Redazione web