Super batterio, almeno una morte sospetta all'ospedale Versilia
Anche al Versilia sono in corso gli accertamenti su presenza ed effetti del New Delhi: controlli su 100 pazienti ricoverati
VIAREGGIO. Almeno una morte sospetta. Mentre ci sono controlli, in corso o già conclusi, su altri 100 pazienti ricoverati. Anche in Versilia si sta dando la caccia al super batterio New Delhi, particolarmente resistente agli antibiotici e per questo molto temuto per le infezioni negli ospedali. Compreso quello di Lido di Camaiore.
Di cosa si parla
Il New Delhi è un batterio che si è evoluto per resistere agli antibiotici: la sua comparsa, infatti, sta facendo discutere, perché si ritiene che la diffusione massiccia di antibiotici a volte sia controproducente e provochi vicende come questa. Fatto sta che il problema è l’enzima trasportato dal batterio, e cioè l’Ndm, che è molto aggressivo. Può essere combattuto, con un cocktail di otto farmaci, ma deve essere intercettato in tempo utile. «La diffusione dei batteri multiresistenti è fenomeno che non può essere arrestato velocemente – dicono dalla Regione – ma le azioni messe in atto sono consistenti e in linea con le migliori evidenze scientifiche. La tempestività degli interventi, tra l’altro, ha impedito che il batterio si diffondesse in maniera significativa anche fuori dall’Asl Nordovest». L’aumento di casi di positività da New Delhi è stato rilevato tra la fine del 2018 e l’inizio del 2019, proprio nel territorio di questa Asl. In questo lasso di tempo, su 350 pazienti portatori individuati in tutta l’Asl Nordovest – quindi negli ospedali da Massa a Livorno, Versilia compreso – sono 44 quelli che hanno sviluppato un’infezione. E ci sarebbero anche dei decessi.
Il caso sospetto
Secondo quanto risulta al Tirreno un paziente morto in questi giorni all’ospedale Versilia avrebbe contratto l’infezione da New Delhi. Ma l’Asl non conferma, né riferisce di altri casi sospetti. Non ci sono conferme, da parte dell’azienda sanitaria, neppure sulla correlazione diretta tra il batterio e il decesso. Cosa significa? Secondo l’Asl non ci sono studi che al momento dicano con certezza che si muore per colpa del New Delhi. «L’infezione – si spiega – diventa letale in un quadro clinico già complicato, quando cioè il paziente è particolarmente debole oppure è provato da più patologie. Non è possibile dire che il decesso è causato direttamente da questo microorganismo, per quanto molto aggressivo».
I controlli in corso
Alla fine di luglio, su mandato della Regione, l’Asl ha avviato un monitoraggio delle persone ricoverate al Versilia considerate più a rischio per un’eventuale infezione da New Delhi. Quattro i reparti monitorati con maggiore attenzione: l’area medica (dove ci sono medicina generale, neurologia, cardiologia), oncologia, terapia intensiva e riabilitazione. Un centinaio di ricoverati sono stati sottoposti ad accertamenti specifici per verificare la presenza o meno del super batterio. I controlli avvengono così: si fa il tampone rettale, che viene inviato al laboratorio analisi per l’emocultura. Non è chiaro quanti pazienti siano stati individuati come portatori, o colonizzatori come vengono definiti, del batterio. Né quanti siano risultati infetti. Almeno uno, però, sarebbe morto dopo l’infezione.
L’sos dai malati
La vicenda preoccupa, e non poco, i malati e le loro famiglie. Per quanto le istituzioni sanitarie raccomandino cautela. Al momento non risultano esposti specifici al Tribunale del malato dell’ospedale Versilia. «Sappiamo poco della questione – dice Cristina Parpinelli, presidente del Tribunale del malato – Per quanto riguarda le infezioni ospedaliere abbiamo già fatto numerose iniziative, in modo da sensibilizzare i cittadini sul problema. È un tema su cui battiamo molto come Cittadinanzattiva e per questo motivo anche la vicenda New Delhi sarà oggetto di prossime riunioni e incontri. Logico che chiediamo agli enti competenti di fare chiarezza. E di fornire ulteriori garanzie sulla questione dell’igiene degli ospedali». —
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