Il Tirreno

Versilia

STORIA 

Un libro sull’epopea del Premio Viareggio e di Leonida Rèpaci

Adolfo Lippi
Un libro sull’epopea del Premio Viareggio e di Leonida Rèpaci

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VIAREGGIO. Vi sono state, al Premio Viareggio-Rèpaci, edizioni straordinarie, edizioni belle ed edizioni mediocri. Quest'anno per magnifiche presenze, da Riccardo Muti a Marco Bellocchio (nella foto), il “Viareggio” ha luccicato. E tutti ne sono contenti. Ma Gualtiero Lami ed Andrea Genovali sono andati a ripescare, in un libro ricco di informazioni e foto, le annate gloriose celebrando Leonida Rèpaci che fu fondatore ed animatore della manifestazione letteraria tra le più importanti in Italia giunta ormai al la novantesima edizione.

Nel libro di Lami-Genovali la biografia di Rèpaci è trattata con cenni precisi e foto d'epoca. Fin dal suo incontro milanese con Albertina, che possedeva un hotel in piazza Puccini, il Margherita, Repaci scelse Viareggio per diversi motivi: intanto era confinato perché socialista e antifascista (e nel 1929 dominava Mussolini) e poi qui in Versilia da Gabriele D'Annunzio a Giacomo Puccini da Percy Shelley a Rainer Maria Rilke, la riviera era stata ed era una suggestiva fonte di ispirazione culturale.

Nelle foto che il lustrano il volume si intravedono Galileo Chini, Enrico Pea, Lorenzo Viani, Primo Conti, Luigi Pirandello, Carrà, Soffici, Bacchelli, Malaparte tutte glorie, nei vari campi, dalla poesia alla pittura, che collaborarono e circondarono Repaci di consigli, affetto, premure.

Molto spazio è dedicato ad Elpidio Jenco, che divenne preside alle scuole medie, e che fu tra i padri fonditori del “Viareggio”. E tanta illustrazione viene data al futurismo che con Marinetti e Palazzeschi ebbe spazio al Premio quando il fascismo lo tolse alla regia e proprietà di Rèpaci e ne assunse il pieno controllo tant'è che ne divenne promotrice Margherita Sarfatti che era la amante privilegiata da Mussolini al quale aveva finanziato in buona parte la marcia su Roma.

In giorni più recenti il Premio letterario Viareggio” seppe calamitare personalità quali Giuseppe Ungaretti, Eugenio Montale, Alberto Moravia, Pierpaolo Pasolini, Cesare Zavattini, Renato Guttuso e Cesare Garboli che poi ne divenne presidente.

E nel libro di Lami-Genovali si arriva a Mario Tobino (che vinse il Premio) ed alla morte di Leonida Repaci che come ultimo atto decise di donare il “suo” premio Viareggio alla nostra città. —

Adolfo Lippi

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