Il Tirreno

Versilia

Carnevale di Viareggio
il giorno dei funerali 

La città saluta Arnaldo Galli «Il nostro addio col sorriso»

Simone Pierotti
La città saluta Arnaldo Galli «Il nostro addio col sorriso»

I ricordi nella chiesa di San Paolino del carrista più vincente del Carnevale La bara con la bandiera di Burlamacco e gli inni più amati come colonna sonora

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La bara è adagiata su una gigantesca Burlamacca, il “vessillo del buonumore” che sventola in piazza Mazzini durante il mese dei corsi mascherati. Sopra, un mazzo di rose rosse e bianche: manco a farlo apposta, i colori della maschera inventata da Bonetti. Impossibile non pensare al Carnevale nel giorno dell’ultimo saluto ad Arnaldo Galli, il carrista più vincente di tutti. Perché Arnaldo è stato, anzi, è il Carnevale. Non solo quello, certo. Ma soprattutto quello. La navata della chiesa di San Paolino piena di carnevalari di ogni età, anche di giovanissimi che magari i suoi capolavori li hanno ammirati solo sfogliando le riviste, sta lì a dimostrarlo. A rendergli omaggio ci sono più o meno tutti i carristi e mascheratisti che adesso hanno l’onere – e l’onore – di portare avanti la storia del Carnevale. Ci sono le istituzioni, con il sindaco Giorgio Del Ghingaro e il vice Valter Alberici in prima fila. C’è Marialina Marcucci, presidente della Fondazione Carnevale, ma anche chi l’ha preceduta come Renato Baldi e Alessandro Santini. E c’è perfino la nizzarda Annie Sidro dell’associazione Carnaval Sans Frontières. L’atmosfera è sommessa, composta. Don Franco Raffaelli, il parroco di San Paolino, recita l’omelia: «L’arte è una realtà che fa scoprire Dio, l’artista per eccellenza: Arnaldo ha vissuto una vita non facilissima, ma ha espresso bellezza e armonia e quindi anche una realtà di Dio, forse non rendendosene sempre conto». Lo stesso cuore che inizia a palpitare quando a prendere la parola è il dottor Enrico Petri, personaggio che a Viareggio non necessita di troppe presentazioni e che dà del tu ad Arnaldo come se fosse ancora fra noi: «T’ho sempre voluto bene, sei stato il più grande di tutti – dice con voce squillante ma velata di commozione – sono stato il tuo medico per 40 anni, quando venivo da te mi sentivo come a casa mia. Ciao grandissimo uomo». E giù applausi. Il sindaco ricorda i suoi successi e traguardi anche lontano da Viareggio: «Oggi proviamo tristezza, ma un artista non scompare mai del tutto: di lui restano l’amore per la città e la passione per un lavoro unico al mondo che ha regalato a manciate come coriandoli». Da pelle d’oca, poi, il primo intervento, quello di Aldo Belli, colui che sedici anni fa lavorò dietro le quinte per avvicinare Arnaldo a Gilbert Lebigre e Corinne Roger, come poi avvenne: «In una città normale oggi sarebbe un giorno di lutto, ma qui stiamo smarrendo le nostre radici, il senso di appartenenza, la solidarietà. Lui invece ha continuato ad essere ottimista e a sorridere, ed è con un sorriso che noi oggi dobbiamo salutarlo». Già. Ad attendere fuori la bara che poi prenderà la via del cimitero comunale c’è la Filarmonica La Versilia. Attacca con gli squilli dell’Orselli, poi esegue “Maschereide” e infine “Su la coppa di champagne”. E siccome Arnaldo è stato l’ultimo dei carristi della vecchia generazione ad andarsene, viene da pensare che sì, loro possono dire «noi siamo il trionfo di tutte le età, il volto sincero dell’umanità». Come detto, (anche) Arnaldo è stato il Carnevale. Impossibile, allora, non citare lo storico speaker Brunello Romani: «Carnevale muore, viva il Carnevale». E viva Arnaldo. E tutti gli altri. —

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