Da 50 anni in vacanza allo stesso bagno: «Ma Viareggio non si riconosce più»
Laura Gemignani è la nipote della moglie di Puccini. Con il marito Pietro Henry al “Lelia” quasi centenario
VIAREGGIO. Stessa spiaggia, stesso mare. Da 50 anni. Laura Gemignani ed il marito Pietro Henry, sposati da 61 anni, da Lucca in estate arrivano ogni anno a Viareggio, Terrazza della Repubblica, bagno Lelia che tra due anni compie i 100 anni dalla fondazione. Pezzi di storia del turismo balneare viareggino, quando bastava traversare il viale a Mare per trovare alloggio alla pensione “La Costa d’oro”, da tempo trasformata in appartamenti. Lei, che tutti chiamano “Lalla”, è la nipote di Elvira Bonturi Puccini, la donna che aspettò quasi vent’anni per diventare la moglie di Giacomo Puccini. Lui è pittore e grafico, originario di Chambéry (Savoia).
«Per Leila Nieri (la nonna di Pietro Guardi, che oggi gestisce lo stabilimento, ndr) i suoi clienti erano i più belli del mondo», racconta Laura: «Il bagno era un ambiente che ti abbracciava». Il “Leila” era frequentato da personaggi come Delia Scala, la famiglia Moratti (che ancora oggi è cliente), Sergio Bernardini, i Giannotti della concessionaria Fiat, il cardiologo Mario Mariani, pisano, uno dei migliori medici del cuore in Italia. Nomi che contavano, ma che in spiaggia si mescolavano e si ritrovavano - ricorda Pietro - «intorno alla grande fontana che veniva riempita di cocomeri per la festa del bagno». Festa e feste. Perché ogni occasione era buona, anche mascherati, ricorda Pietro: «Il 14 luglio ci presentavamo tutti vestiti a tema per la ricorrenza della presa della Bastiglia».
Quando non era la spiaggia by night a tenere occupati i turisti («La presente coppia anche vinto dei signori tornei di ballo», è la voce del marito) ci pensava la vicina Bussola: «Le donne in lungo e gli uomini in pantaloni neri e camicia bianca», ricordano Laura e Pietro. «Ornella Vanoni, Mina, Gino Paoli erano di casa. Ma abbiamo visto Josephine Baker, Sylvie Vartan, Frankie Laine, Bruno Martini».
Laura faceva acquisti in Passeggiata, nelle boutique che di Viareggio hanno fatto la storia e la cui esperienza sembra dispersa nel vento del tempo. «C’era il gusto, il piacere del bello», ricorda la nipote di Puccini: «Andavamo da Chelotti, dal Bozzi che era cliente del bagno, dalle Sorelle del Mare. Ho ancora qualche vestito acquistato da loro e ancora lo metto. La bellezza di Viareggio era la Passeggiata: ora non ci vado più».
Al Gran Caffé Margherita, le fa eco Pietro, «si esibiva Claudio Villa. Ricordo quella sera come fosse ora: cantava “Granada” e venne giù il diluvio. Era una Viareggio viva. Ora le gente sembra spenta». E non è solo questo. I due brillanti coniugi hanno entrambi passato le 80 primavera e propongono una riflessione: «Il divertimento offerto oggi è solo per i giovanissimi. Dai 40 anni in su dove vai?». Soprattutto se non sei interessato a imitare i ragazzini. Così Lalla e Pietro ammettono: «Oggi frequentiamo Lido di Camaiore. Si arriva fino al pontile, l’ambiente è bello e la passeggiata romantica. D’altra parte a percorrere la Terrazza della Repubblica nelle condizioni in cui è c’è da sentirsi male». E basta un colpo d’occhio oltre l’ingresso del bagno per averne conferma, tra cordoli elle aiuole rotti, palme cadute, pavimentazione sbriciolata dai lavori dei sottoservizi che hanno lascito ghiaino e nuvole di polvere, in un paesaggio spettrale.
Laura Gemignani, degli anni d’oro della Viareggio culturale, conserva un ricordo speciale: «Ricordo un Premio Viareggio all’Hotel Royal dove incontrai Pablo Neruda. Mi regalò un libro di poesie d’amore, con la dedica “A Laura, la bella”».
Oggi Laura sottolinea: «Viareggio la riconosco poco. E se qualcosa ho visto cambiare è stato soprattutto il lento ma inesorabile calo delle presenze».
Cura della clientela, proposta commerciale, offerta di divertimento ma anche di momenti culturali, il pesce di Tito del Molo, la musica che nel mondo faceva classifica: davvero tutto questo non può essere il bagaglio con ilquale ripartire?
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