Il Tirreno

Versilia

La villa di Puccini al Marco Polo rischia di dover essere venduta

B.A.

Rinviata l’udienza in tribunale per i diritti sulle opere del Maestro  Sentenza attesa per fine ottobre: in ballo ci sono 2,3 milioni 

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IL CASO

Sarà il 12 ottobre 2019 la data cruciale nella contesa sui diritti di alcune opere pucciniane tra la Fondazione Puccini di Lucca e la Casa Editrice Ricordi. L’udienza programmata per il 4 luglio al tribunale di Milano è stata spostata: il presidente del tribunale ha accettato l’istanza di rinvio presentata dai legali della Ricordi per motivi di natura privata. Ancora tre mesi per arrivare a una decisione (di primo grado). «Dovrebbe arrivare - spiega il direttore della Fondazione Puccini di Lucca, Massimo Marsili - entro 10/15 giorni, dopo l’udienza di ottobre». In ballo per la Fondazione Puccini c’è tantissimo. Solo di diritti non riscossi dalla Casa Ricordi fino al 31 dicembre 2018, l’importo ammonta a 2.288.000 euro. Basti pensare che, come fa notare Marsili, per il restauro di Villa Puccini, al Marco Polo, servono 2 milioni.

Facciamo un passo indietro, al primo semestre 2015, quando la Ricordi sospese i versamenti alla Fondazione Puccini dei diritti d’autore per Turandot e Fanciulla del West. Il motivo si ritrova in una lettera che, nell’estate di 4 anni fa, l’avvocato Giorgio Ferrari scrisse per conto di Simonetta Puccini, nipote del Maestro, destinataria di un terzo della metà dei diritti sulle opere di Puccini ancora “coperte” (Fanciulla, Turandot, Gianni Schicchi, Suor Angelica e Tabarro). L’avvocato Ferrari scrisse alla Casa Ricordi, “tesoriere” dei diritti, che qualcosa non andava nella tempistica di quella suddivisione (metà dei diritti alla Ricordi; dell’altra metà, due terzi alla Fondazione Puccini di Lucca, un terzo alla nipote del Maestro). Al centro, la riforma del diritto d’autore del 1994: in precedenza durava 56 anni (dalla morte dell’ultimo autore o coautore, anche dei libretti); da quella riforma in poi la durata veniva estesa a 70 anni. Da quel momento, Casa Ricordi ha sostenuto che il legato di Livio Dell’Anna (deceduto nel 1986), fratello della moglie di Puccini, ultimo erede dei patrimonio del Maestro che lo ha lasciato alla Fondazione Puccini, non avrebbe potuto produrre effetti rispetto ai proventi derivanti dal prolungamento del diritto d’autore introdotto nel 1996, che avrebbe giovato ai soli eredi o legatari diretti dell’autore.

Casa Ricordi continua a sostenere che enti giuridici come la Fondazione Puccini non possano, per loro natura, essere “discendenti” dell’autore e che non possano ricevere per successione a causa di morte proventi d’autore interessati dal prolungamento normato nel 1996. Dall’altra parte la Fondazione, la quale ritiene che la quota di proventi oggetto di legato in suo favore, contenuto nel testamento di Livio Dell’Anna, dovrà esserle versata fino alla caduta in pubblico dominio di ciascuna opera.

Questa la situazione. La Fondazione Puccini dovrebbe avere buone speranze di vedere riconosciute le sue ragioni, ma l’ultima parola sarà della giustizia. Tra l’altro, come fa notare Marsili, se dovesse avere ragione la controparte, la Fondazione potrebbe trovarsi costretta a restituire a Casa Ricordi i diritti “non dovuti”: corrisponderebbe, probabilmente, al dover vendere la Villa Puccini di Viareggio. — B.A.

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