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Il sogno del “Taccola”: il Bagno Biancamano festeggia cinquant’anni
Storia dell’avventura imprenditoriale di un commerciante viareggino diventato balneare a Tonfano grazie a intuito e coraggio
MARINA. Linbergo Taccola entrò in casa, riunì la famiglia e la buttò li: «Che dite, lo compriamo un bagno a Tonfano?». Mara, la moglie, lo squadrò come solo una moglie sa fare in certi momenti per poi urlargli, tutto d’un fiato, di lasciare perdere. La sera stessa “il Taccola” aveva firmato il contratto di acquisto del Biancamano. Cinquant’anni dopo il Biancamano è sempre lì, nel cuore pulsante di Tonfano: Linbergo Taccola, invece, non c’è più, ci ha lasciato tre lustri fa anche se le sue parole, il suo amore per quel pezzo di spiaggia e per quelle onde scorre nelle vene al salmastro di un’intera famiglia, dei figli Marna e Daniele, dei nipoti Clelia, Alessio, Elia, Theo e Romeo. E ovviamente della moglie Mara.
«Per il babbo – ricorda Marna – il Biancamano era il luogo più bello al mondo anche se poi, in estate, dormivamo in quattro stipati in una mezza cameretta ed i sacrifici furono tantissimi. Babbo aveva un negozio storico a Viareggio, in via Regia: vendeva baccalà e stoccafisso, una nicchia frequentatissima a quei tempi. Però d’estate il lavoro nel negozio calava e allora, visto che si annoiava, pensò di comprare uno stabilimento balneare: girò mezza Versilia, cercando di fare combaciare ambizioni e denaro, che da parte nostra – raccontano i figli – non era poi molto: alla fine si invaghì di questo spiaggione desolato, con cabine fatiscenti, una casetta umida e crepata, nessuna comodità, ombrelloni rattoppati e ghiaia al posto dei pavimenti e con un paesone, Tonfano, alle spalle, ancora in divenire. Per noi che arrivavamo, vagamente superbi, dalla più famosa Viareggio, rappresentò, inizialmente, la vera desolazione. Era il 1969: seguirono anni e anni di cambiali. Mamma Mara era sempre lì, a firmarle. E il polso faceva male».
Oggi il Biancamano, alla pari della quasi totalità degli altri stabilimenti, è tutt’altra realtà: la piscina, i giochi per i più piccoli, l’animazione, il bar-cucina, arredamenti ergonomici, una spiaggia che qualche decade fa si viveva solamente nelle ore meno calde e che oggi, invece, è habitat dove si resta da mattina a sera. E anche Tonfano non è più quel paesone in embrione: ristoranti, alberghi, negozi, bar e mille problemi in scia, anche se questa è un’altra storia. «Anche se alle tradizioni, ci teniamo in modo significativo e infatti, davanti a noi abbiamo visto scorrere generazioni di clienti affezionati a questa nostra idea di mare. E i nostri figli hanno tutti lavorato o dato una mano, e c’è chi continua a darla – aggiungono Daniele e Marna – su spiaggia: negli anni hanno poi preso altre strade, perseguendo diverse priorità professionali. Ma tutto è partito da qui, da un arenile che solo “il Taccola” – fra l’altro il primo a battere il calcio di inizio all’edizione numero uno dei bar di Viareggio poi diventato Coppa Carnevale, ndr – agli albori degli anni sessanta, riusciva ad intravedere qualcosa di straordinario. Un visionario di successo, come altri in quel periodo. E ogni tanto ci sembra di scorgerlo ancora là, sulla battigia, quell’uomo di salsedine con un pugno di sabbia in mano e in tutta la sua felicità. Che è poi, oggi, la nostra felicità». —
L.B.
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