Il Tirreno

Versilia

Morto a 25 anni, il dolore del padre: «Ad Atene si sarebbe salvato»

Matteo Tuccini
Morto a 25 anni, il dolore del padre: «Ad Atene si sarebbe salvato»

Il dolore del padre: «Quindici giorni fa era nella capitale, lì potevano operarlo». I familiari al consolato per riportarlo a casa, funerale non prima di domenica

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Un grande gigante gentile, tradito da un destino vigliacco e beffardo. Alessandro Mossi aveva 25 anni ed era già direttore di macchina di uno yacht, che significa dover obbedire a bordo solo al comandante. Era alto 2 metri e 12, ma senza nemmeno una goccia di cattiveria. Domenica mattina, all’ospedale di Rodi (Grecia) dov’era ricoverato dopo un malore mentre stava lavorando, Alessandro si è imbarcato in un viaggio senza ritorno. E il padre Antonio, che di fronte a questa tragedia ha la forza di ringraziare chi ha cercato di aiutare suo figlio senza recriminare niente, ha solo una cosa da rivendicare al destino. «Quindici giorni fa – dice Antonio Mossi – Alessandro era ad Atene: si fosse sentito male allora, oggi sarebbe vivo. Perché là potevano operarlo subito».

Adesso l’unica cosa che interessa ai familiari, al papà Antonio, alla mamma Consuelo Messeri e al fratello Andrea, è riportare Alessandro a casa. Oggi saranno al consolato italiano per le pratiche, poi verrà stabilito il giorno del rientro in Italia e quello del funerale. Non sarà prima di domenica, fa sapere la famiglia. Che in questi giorni viene tempestata di messaggi di vicinanza e di affetto: «È una cosa che ci fa piacere, anche perché ci dà la possibilità di parlare di Alessandro e di quanto fosse solare e aperto agli altri».

I Mossi sono molto conosciuti a Viareggio: c’è il padre Antonio direttore di banca e poi quella passione per il mare che nasce dello zio, il comandante Antonio Messeri, fratello di mamma Consuelo. Uno dei motti preferiti di Alessandro studente al Nautico Artiglio è attribuito al filosofo greco Platone: «Ci sono tre tipi di uomini: i vivi, i morti e quelli che vanno per mare». Il mare, la Grecia: è tutto lì il destino di Alessandro. Ma lui ancora non lo sa. Come tutti i giovani viareggini e versiliesi d’estate lavora come bagnino, allo stabilimento Marusca di Lido di Camaiore. «Prima è venuto il fratello Andrea a lavorare con noi, poi lui. Siamo increduli», dice Marcello Mancini, avvocato e consigliere comunale a Camaiore, la cui famiglia gestisce il Marusca. Nel 2013 il primo imbarco su un 80 metri allora chiamato Reborn. «L’ho quasi preso in adozione, era un ventenne che aveva tantissima voglia di imparare – racconta l’amico e collega Davide Staltari – Diceva sempre: la vita è bella, la bella vita ancor di più». Poi Alessandro passa al Carlotta della famiglia Moratti e infine allo yacht Forever. Dove diventa il responsabile della sala macchine.

Sabato scorso, mentre il Forever era attraccato sull’isola greca di Rodi, ha accusato un dolore allo stomaco. È andato in ospedale per accertamenti e la Tac ha evidenziato un problema all’aorta. Ma a Rodi non erano in grado di operarlo. «Ci ho parlato, mi ha raccontato cos’era successo – dice papà Antonio – Il suo armatore ha fatto venire dalla Germania un aereo con attrezzature mediche. Erano già stati presi contatti con l’istituto San Raffaele di Milano e con l’ospedale di Atene per il trasferimento. Ma i medici di Rodi non potevano dare l’ok al volo, perché non c’era la possibilità di stabilizzare Alessandro. E nel frattempo la situazione è precipitata». Domenica mattina il suo cuore di gigante ha cessato di battere. «Vorremmo ringraziare – conclude il papà – il comandante Thomas Donati, un viareggino come noi, l’armatore e l’equipaggio. Hanno fatto l’impossibile per aiutare Alessandro. La migliore dimostrazione di quanto lui sapesse farsi voler bene». 

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