Ok alla pagoda rivista dal Twiga con piccolo giallo
Il Pd fa un accesso gli atti per verificare l’esistenza di una sorta di prolungamento ma a un controllo successivo non se ne trova riscontro
marina di pietrasanta. Stessa spiaggia, stesso mare. E stessa pagoda, ovviamente griffata Twiga. Che come l’anno scorso non sembra avere pace.
Nell’estate 2018, caso mediatico per eccellenza, Daniela Santanché e Ettore Neri – rispettivamente socia di minoranza del Twiga e capogruppo del Pd – si fronteggiarono a lungo dialetticamente, fino a che la struttura in questione finì per essere messa sotto sequestro. Non rispettava le prescrizioni in materia, diciamo così.
Estate 2019: torna, al Twiga, la pagoda, in versione però light, che significa senza pavimentazione in legno, priva del tettuccio in paglia, scevra da ogni filo elettrico. Come a dire un’elegante tenda vista mare da affittare ad un migliaio di euro al giorno al privilegiato cliente di turno.
Tutto bene, allora? Più o meno sì, anche se poi, nel frattempo, ecco spuntare una sorta di prolungamento, definiamolo così, della stessa pagoda: un secondo manufatto o qualcosa del genere. Di cui i vigili, durante un sopralluogo, prendono nota per inviare poi tutti i rilievi, per le valutazioni del caso, all’ufficio comunale preposto.
Nel frattempo il Pd, sempre per iniziativa del suo capogruppo Neri, aveva fatto accesso agli atti per un chiarimento sulla vicenda.
Uffici comunali che nel prendere a loro volta nota rilevano inizialmente che il manufatto, nella sua interezza, stando ad una prima comunicazione, non è conforme per le dimensioni proposte.
Ci risiamo con il tormentone-pagoda? No, perché nei giorni successivi del prolungamento non c’è più traccia. E quindi il manufatto, allo stato attuale rispetta le conformità di legge e non necessita di alcuna autorizzazione paesaggistica.
E così cala il sipario sulla querelle. Forse. —
L.B.
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