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Tra tradizione e modernità Ecco il nuovo manifesto
Svelata l’opera per l’edizione 2020 realizzata dal designer Stefano Giovannoni L’artista: «Racconta di me: mi sono ispirato a quello che faccio nel mio lavoro»
Carnevale e design industriale. A dispetto della rima, due mondi apparentemente distanti. Fino a ieri, quando in piazza Cavour è stato svelato il nuovo manifesto che pubblicizzerà i sei corsi mascherati della prossima edizione – una grande giraffa che regge un chandelier a cui è appeso un Burlamacco sorridente.
A firmarlo è Stefano Giovannoni, architetto, interior e industrial designer che ha collaborato con Alessi, Fiat, Nissan e Samsung, tanto per citare i nomi più importanti. Un manifesto che ha subito incontrato i favori dei carristi presenti: dal campione in carica Jacopo Allegrucci a Massimo Breschi e Luca Bertozzi, tutti unanimi nell’esaltare la funzionalità, la veste moderna e il Burlamacco in primo piano che farà felici puristi e perfino nostalgici – il vestito a scacchiera richiama, supponiamo inconsapevolmente, la serie di locandine che realizzò Uberto Bonetti negli anni Settanta.
Ed è un manifesto anche autobiografico, come dichiara Giovannoni: «Mi sono ispirato agli oggetti e alle icone che più mi rappresentano – spiega il designer che si sta dedicando al progetto Qeeboo, la sua nuova azienda, mentre autografa alcuni poster con la sua ultima fatica – la giraffa e gli altri animali raffigurati come il coniglio, lo squalo e il gorilla raccontano la mia storia, il mio lavoro, il mio linguaggio».
Cimentarsi nella creazione di un manifesto che deve non solo riassumere l’essenza del Carnevale in un’immagine, ma anche e soprattutto veicolare le date dei corsi mascherati, è stata una sfida inedita e intrigante.
Nata, oltretutto, grazie a chi ha preceduto proprio l’architetto di origini spezzine: «Sì, è stata Nicoletta Poli, l’autrice della locandina dell’edizione passata, a metterci in contatto e a presentarci Giovannoni – racconta Marialina Marcucci, presidente della Fondazione Carnevale – e devo dire che lui, così come tutti gli altri artisti che hanno firmato il manifesto, ha amato subito e interamente la nostra manifestazione».
L’edizione “venti-venti”, con la lettura all’americana ormai sdoganata dalla Fondazione, da oggi è più vicina di quanto sembri. Sebbene indossino ancora bermuda e t-shirt anziché cappotti e sciarpe, i viareggini accorsi ieri al mercato dimostrano che la voglia di Carnevale non va mai in ferie. Anzi: come ha ricordato lo speaker Daniele Maffei, Viareggio è probabilmente l’unica città di mare dove non c’è tristezza quando finisce l’estate perché un altro periodo di festa sta per arrivare. Un appunto: lodevole, come sempre, l’idea di svelare il manifesto in un luogo tanto caro ai viareggini come il loggiato di piazza Cavour. Epperò il panorama, con tutte quelle saracinesche abbassate e i fondi commerciali sfitti, è davvero desolante. Non per colpa della Fondazione Carnevale, naturalmente. Ma la riqualificazione della zona non può più aspettare. –
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