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Quella volta che a Parigi mi addormentai mentre si faceva la storia
il ricordo
La notte del 20 luglio 1969, appena diciottenne, mi ritrovai a Parigi insieme a un amico e compagno di scuola. La città ci aveva adottati una quindicina di giorni prima appena toccato il marciapiede di Gare de Lyon. Per qualche giorno restammo in compagnia di parenti ma dopo, nella casa in rue Raffin, 8 a Malakoff, allora estrema periferia Sud, ce la vedemmo da soli.
Il giorno dello sbarco entrai per caso in un grande negozio in place de l’Etoile, lo chiamavano drugstore, all’americana. Dentro c’era di tutto ed era sempre aperto. Notai che c’era anche un televisore a colori. Non ci pensai due volte. L’uomo sulla luna l’avremmo visto da lì. A colori! Ma né io né il mio amico avevamo fatto i conti con il portafogli. In tasca ci restavano i soldi del biglietto di ritorno e poco di più. Da due giorni mangiavamo solo piselli in scatola, l’unico cibo rimasto nella nostra casa a Malakoff. A malincuore prendemmo il metrò per l’ultima fermata della solita linea: Porte de Vanves, a due passi dal tragico luogo dove un giorno moriranno Lady Diana e il suo compagno. Lo sbarco l’avremmo visto davanti a un vecchio e mal funzionante televisore in bianco e nero. Di quelli con lo schermo dagli angoli stondati, come a volte si vedono nei film americani degli anni cinquanta. L’accendemmo e ci preparammo allo storico evento.
Ma poi chi lo sa? Saranno stati i piselli, la trasmissione che su quel minuscolo schermo andava e veniva o la lunga attesa di quel “piccolo grande passo” ma finì che il momento cruciale credo proprio che me lo persi, vinto dal sonno e dalla stanchezza di quel lungo e afoso giorno. Sì, perché nel pomeriggio eravamo finiti anche al Parco dei Principi, allora velodromo, per l’arrivo del Tour de France dove da vicino avevo visto un mito vivente, almeno per me, Felice Gimondi che salutai (felicemente ricambiato) e poco mi importò se in giallo era arrivato un signore, allora neppure troppo conosciuto, un signore di nome Eddy Merckx. Alla faccia conosciuta della Luna... —
Giuliano Rebechi
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