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A casa dopo 76 anni la piastrina dell’alpino scomparso in Russia

C.B.M.
A casa dopo 76 anni la piastrina dell’alpino scomparso in Russia

A ricevere il cimelio dello zio, Gisberto Marchetti, per mano dell’uomo che l’ha ritrovato: «Lo stringerò forte al cuore e poi lo donerò agli Alpini»

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Camaiore. Ci sono delle incrostazioni. Il metallo è arrugginito ma ancora si può leggere «Marco Moriconi di Domenico di Pardini. Camaiore, Lucca». Ci sono voluti oltre settemila chilometri e 76 anni perché la placchetta di riconoscimento dell’alpino camaiorese classe 1922 riuscisse finalmente a tornare a casa. Verrà riconsegnata in una cerimonia ufficiale domenica pomeriggio alla Pieve di Camaiore, durante il raduno regionale del Corpo Alpino, da colui che l’ha ritrovata in un cassetto a Firenze, Stefano Capecchi.

Moriconi di Casoli, il figlio grande della famiglia, era un giovane minatore e partì per il fronte russo nel luglio del 1942, ad appena vent’anni, con il battaglione Saluzzo della divisione Cuneense. Dalla campagna di Russia, come tanti suoi coetanei, non tornò più al paesello. Fu dichiarato disperso al 31 gennaio 1943.

«Sono un collezionista di oggetti vecchi, anche appartenenti alla seconda guerra mondiale - racconta Capecchi - circa otto anni fa entrai in contatto tramite internet con un russo che vendeva cimeli del Conflitto. Tra i tanti oggetti che mi ha venduto anche quella placchetta di riconoscimento. Dopo anni, stavo facendo ordine tra le mie cose, l’ho rivista: ho deciso di mettermi in contatto con gli Alpini per fare in modo di ritrovare la sua famiglia. L’uomo che me l’ha venduta mi ha detto che viene da Uciostoje, nella regione del Tambov».

Potrebbe essere stata ritrovata nel campo 56 di Uciostoje, alle porte della Siberia, un campo di lavoro dove dal gennaio all’aprile 1943 sono morti oltre 4.300 prigionieri italiani.Uciostoje venne chiuso alla fine di aprile 1943 per le inumane condizioni in cui si trovavano i prigionieri di guerra. Era considerato quello con la più alta percentuale di mortalità, anche se è rimasto in funzione per soli 4 mesi. Quella piastrina adesso, passata di mano in mano, tornerà a Camaiore da Gisberto Marchetti, il nipote di Moriconi (figlio della sorella), ormai settantenne: «Quando mi hanno chiamato per darmi la notizia sono rimasto paralizzato - racconta l’uomo - non sapevo come reagire. Ho sempre sentito parlare di mio zio da quando ero piccolo: mia madre e mia nonna mi hanno raccontato decine di storie su di lui e sulla sua partenza per la Russia. Purtroppo non hanno mai saputo se fosse sopravvissuto. Quando riceverò quella medaglietta credo che non farò altro che stringermela al cuore per tutto quello che ha significato per la mia famiglia. Poi la donerò agli Alpini perché la conservino. Anche io sono anziano: con loro potrà vivere nella memoria». —

C.B.M.

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