Meteo
Noi, finiti nella cappa di caldo dello Jenco per assistere al saggio di danza
Il teatro ristrutturato senza climatizzazione «Almeno il Comune metta dei ventilatori»
il racconto
Cosa non si fa per i figli. Questo pensavano, qualcuno anche a voce alta, la stragrande maggioranza dei genitori che domenica sera hanno affollato il teatro Jenco in Darsena per assistere al saggio di danza che era in programma. Un appuntamento tradizionale di fine anno per tutti coloro che hanno bambine e bambini con la passione del ballo. E che alla fine di un percorso vogliono vedere i progressi fatti. Per essere orgogliosi e sentirsi soddisfatti.
Ma qui non c’entra affatto il percorso dei figli e tantomeno lo spettacolo in sé, offerto dalla scuola di danza BC di Beatrice Cinquini. Spettacolo che, anzi, è stato molto bello: ben congegnato e con il ritmo e le musiche giusti. Il malessere di genitori, nonni e chiunque fosse presente era legato alla temperatura interna dello Jenco. Una via di mezzo tra l’Africa sahariana e l’estate francese del 2003. Quella che falcidiava nonnetti incapaci di resistere agli oltre 40 gradi che rendevano quasi impossibile sopravvivere senza l’aria condizionata.
Ecco, l’aria condizionata. La notizia che mancava l’impianto di climatizzazione allo Jenco, nonostante recenti lavori di rifacimento, è circolata tra le mamme e i papà durante la giornata. Increduli e già colmi di sudore, i genitori sono rimasti sconcertati. Ma non si sono fatti prendere dal panico: sennò che genitori sarebbero? Così si sono ingegnati per trovare gli strumenti di sopravvivenza. C’è chi è andato al Piazzone per acquistare il ventilatorino a batteria, chi più romanticamente si è affidato a un ventaglio che facesse anche la sua bella figura con l’impugnatura in madreperla. Altri, ancora più previdenti, hanno fatto scorta di bottigliette d’acqua. Oppure, altra mossa preventiva, si sono mangiati un supergelato da Emma o dalla Mirella.
Ma questi accorgimenti si sono rivelati dei palliativi, a fronte della cappa di calore che si è creata dentro il teatro Jenco. Non un filo d’aria circolava all’interno della struttura, nonostante l’apertura delle porte. Alcuni coraggiosi, che avevano deciso comunque di abbigliarsi da gran galà per fare bella figura, sono rimasti imperterriti sulle poltrone come Stachanov dentro le miniere sovietiche. Altri, disperati, si sono lanciati fuori appena le pause dello spettacolo lo consentivano. E comunque evitando di farsi vedere dal vicino, che avrebbe potuto lamentarsi: «Cosa fai, te ne vai mentre balla mia figlia? Io sono rimasto qui a vedere la tua».
A fine serata la domanda era una sola: perché lo Jenco, ristrutturato per renderlo gradevolissimo, non ha un impianto di climatizzazione? È vero che un teatro vive prevalentemente d’inverno, ma il saggio di domenica ha dimostrato che può essere una sede degnissima e viva anche nei mesi più caldi. A meno che non siano troppo caldi. In quel caso, meglio aspettare che il Comune metta dei ventilatori. Un plauso finale, comunque, alle vere eroine: le ballerine. —
Matteo Tuccini
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