Il presidio
Il libro del Tirreno dedicato alla città colpita al cuore dalla strage
La presentazione alla Croce Verde finita con la sala in piedi ad ascoltare la lettura dei nomi dei trentadue morti
VIAREGGIO. «Mai più. Per questo sono qui». Aprono il cuore dei familiari delle vittime del disastro ferroviario del 29 giugno 2009 le parole che il nuovo Prefetto di Lucca, Leopoldo Falco, ha pronunciato alla Croce Verde in occasione della presentazione del volume che sarà in edicola sabato 29 con il Tirreno - grazie al contributo della Regione Toscana - dedicato ai dieci anni dal disastro ferroviario che ha provocato 32 morti, oltre 100 feriti, una scia di distruzione e lutti.
«C’è tanto da lavorare per la sicurezza e la prevenzione», ha aggiunto il rappresentante dello Stato sul territorio, di fronte alle massime autorità militari della provincia e del territorio (Capitaneria, carabinieri e guardia di finanza), al Questore (con il dirigente del commissariato di Viareggio), al Procuratore capo, ai rappresentanti di Regione, Comuni di Camaiore, Pietrasanta, Seravezza, Stazzema, Massarosa, della Asl Toscana Nord Ovest, del mondo del volontariato, dell’associazionismo e della Chiesa.
Parole, quelle del Prefetto, che sono la sintesi dell’impegno che Falco si è preso nell’incontro con i familiari riuniti nell’associazione “Il mondo che vorrei”. Ma che rappresentano anche il senso del lavoro che il Tirreno ha messo in campo, pagina dopo pagina, raccontando con gli occhi di oggi quanto accaduto quella maledetta notte di fuoco e morte.
«La scelta della presentazione nella sala della Croce Verde», ha sottolineato il direttore del Tirreno Fabrizio Brancoli, «non è stata un caso. Qua si è vissuta quella notte ed era giusto ritrovarsi qua». A presentare la narrazione collettiva che il Tirreno proporrà nelle edicole con il quotidiano di sabato 29, resa ancora più forte dalle tante immagini che il libro propone. Ad iniziare da quella della copertina, con il cielo di Viareggio rosso fuoco: «Un’immagine terribile, un’immagine da lontano. Che è il tentativo di dire che questa strage, pur distante nel tempo, è visibile, ed è una luce per tutti noi».
Viareggio in dieci, lunghissimi anni «è cambiata», ha ricordato Luca Lunardini, sindaco di prima nomina e appena eletto nel 2009: «Ma quanto accaduto è uno spartiacque di dolore». Lunardini ha voluto anche sottolineare «il messaggio forte di giustizia che la sentenza d’appello ha dato proprio in questi giorni». Un ricordo speciale è andato a Milziade Caprili, all’epoca presidente della Croce Verde, salutato da un lungo applauso.
Di sicuro Caprili ha fatto parte, sia pur per troppo poco tempo, di quel gruppo che Stefano Baccelli, oggi consigliere regionale e ieri presidente della Provincia di Lucca, ha definito «di liberi e forti», persone che, ciascuno per il proprio ruolo, «hanno avuto la schiena dritta di stare al fianco dei familiari delle vittime». I quali con «generosa forza si contrappongono a manager ultramilionari che non accettano di sentir parlare di colpe, responsabilità, maleducazione, e che non hanno mai davvero chiesto scusa», per dirla con le parole che il sindaco di Camaiore Alessandro Del Dotto ha affidato al consigliere Federico Pedonese, quella notte in servizio come volontario della Misericordia di Lido. Al Tirreno, così si conclude il messaggio di Del Dotto, «va il ringraziamento di noi amministratori per tenere viva l’attenzione e l’impegno nel far sì che questo Paese si ricordi che la sicurezza si ottiene controllando e garantendo che chi non adempie ai propri doveri e al rispetto delle regole sia punito con la certezza della pena».
Impossibile non ricordare - ed il libro lo fa con lo scritto di Antonio Morelli da San Giuliano di Puglia - che dall’esperienza del disastro di Viareggio è nato il Comitato nazionale “Noi non dimentichiamo”: «Abbiamo bisogno di credere», è il messaggio della presidente Gloria Puccetti «che le buone azioni che mettiamo in campo per migliorare la nostra società e le istituzioni siano quelle che ci sopravviveranno. Ci riusciremo? Non lo so. Ma ce la stiamo mettendo tutta, per i nostri figli».
Marco Piagentini, presidente dell’associazione dei familiari delle vittime, che non hanno voluto mancare la presentazione del volume, ha rilanciato il messaggio di questi giorni: «Ferrovie, che sono le nostre Ferrovie di Stato, si assumano le proprie responsabilità, rinuncino al ricorso in Cassazione ed inizino a cambiare un sistema che è fallace. Affinché un treno che passi sui binari tra le case mai più scateni una guerra. Perché questo è quello che è accaduto ».
La sala in piedi ha ascoltato la lettura dei nomi delle 32 vittime, passaggio con il quale Brancoli ha voluto chiudere la presentazione del libro. Dedicato a chi non c’è più e ad una città che non si è arresa.
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