Il presidio
Muore a 57 anni infermiera del 118, fu la prima ad aiutare nella strage
Laura Giannoni era una colonna del 118 ed attivissima anche nel volontariato «Sempre pronta ad aiutare». Lascia il marito e una figlia: domani i funerali a Ripa
QUERCETA. Lutto all’Asl e in tutta la Versilia per la morte di Laura Giannoni, 57 anni, infermiera colonna del 118 e attivissima nel volontariato. «Una donna disponibile, gentile, sempre pronta ad aiutare gli altri», il ricordo degli amici. A sconfiggerla è stata una malattia scoperta appena quattro mesi fa. . Laura Giannoni era pietrasantina doc: suo padre era stato lo storico autista degli scuolabus nella Piccola Atene. Da qualche tempo, però, Laura viveva a Querceta. Era sposata con Lorenzo Tognocchi e aveva una figlia, Elisa.
Laura aveva iniziato proprio nel pronto soccorso dell’ospedale pietrasantino. Poi era passata al 118. Qui era diventata un autentico punto di forza del servizio di soccorso. Quello che noi vediamo del 118, un servizio che salva le vite e che interviene sulle tantissime emergenze giornaliere della Versilia, è l’aspetto più conosciuto: quello meno noto riguarda i rapporti di solidarietà tra chi ci lavora, il sentirsi parte di una squadra che è sempre sotto pressione e che è chiamata a dare in ogni momento il massimo. Pena la perdita di vite. Laura interpretava questo ruolo al meglio, tanto che la sua volontà di aiutare gli altri non si esauriva sul lavoro. Era molto attiva nel volontariato, nell’Unitalsi assieme alla mamma Luana, ma anche nell’Aism, l’associazione che sostiene i malati di sclerosi multipla. A cui la famiglia, ora, chiede di fare donazioni.
Quattro mesi fa circa, mentre era di turno al 118, ha accusato un malore. Gli esami di accertamento non le hanno dato scampo. Laura ha lottato fino all’ultimo: ieri mattina è spirata nella clinica San Camillo.
Matteo Tuccini
ECCO IL RICORDO SCRITTO DA CLAUDIO VECOLI.
La sera del 29 giugno di dieci anni fa era in servizio alla centrale operativa del 118. E quella non fu una serata normale. Per tutti noi, ma per lei in particolar modo. Laura Giannoni era seduta alla sua postazione all’interno dell’ospedale Versilia quando - erano da pochi istanti scoccate le 23,50 - rispose alla prima telefonata che arrivava dall’inferno di via Ponchielli. Per lei riuscire anche solo ad immaginare cosa fosse accaduto a pochi chilometri di distanza dal suo posto di lavoro era impossibile.
E quando si sentì dire che i binari della stazione di Viareggio erano esplosi e che bisognava mandare il maggior numero possibile di ambulanze perché stava bruciando tutto, forse non credette neppure alle sue orecchie. Anche se una conferma indiretta che qualcosa di orribile era accaduto arrivò negli istanti successivi, quando il centralino del 118 fu letteralmente tempestato di telefonate.
E lei - insieme agli altri colleghi di quel turno - senza indugiare un solo istante, mise in moto la macchina dei soccorsi. Che si rivelò, anche per merito suo, efficiente. Tanto da essere presa come esempio in simulazioni di altri potenziali disastri. Quella prima telefonata, alcuni mesi dopo il 29 giugno, divenne di pubblico dominio. Entrò negli atti del processo della strage, fu diffusa in radio e in televisione, è stata ripresa anche in alcuni lungometraggi dedicati al disastro ferroviario. Ebbene, di quella improvvisa (e non cercata) popolarità Laura non fu affatto contenta. Me lo confessò un giorno, quando le chiesi che effetto le aveva fatto risentire la sua voce in quei terribili momenti.
«Avrei preferito che quelle registrazioni non fossero mai state divulgate. Però non ho niente da nascondere perché so di aver fatto bene il mio dovere. Così come lo avrebbe fatto qualsiasi altro mio collega che lavorava con me alla centrale operativa. Ma io avrei fatto volentieri a meno di questa notorietà». Ecco, lei era così. Lavorare duro - e bene - ma lontano dai riflettori. Ciao Laura...
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