Il Tirreno

Versilia

Il suo studio in via San Francesco era un porto di mare

3 MINUTI DI LETTURA





Ciao Giorgio, ieri mattina te ne sei andato, sembrava impossibile che avvenisse questo: ci avevi abituati male, ma la vita è la vita e la morte fa parte della vita, come tu ben sapevi, anche perché più di una volta l’hai rappresentata nelle tue opere ed ora sei, sicuramente, fra le nuvole e i gabbiani che in tanti tuoi affreschi ci hai donato.

Voglio ricordarti non solo come amico, ma anche come maestro, perché ho imparato più cose da te e dai tuoi consigli che da tante letture o lezioni di tecnica applicata. Mi riempiva d’orgoglio il fatto che tu fossi affascinato dalle mia fotografie: a volte mi davi un consiglio, altre mi facevi evidenziare un particolare o scurire o schiarire certe parti dell’immagine. E avevi sempre ragione tu: alla fine tutto migliorava. Ho una bellissima lettera, dove parli delle mie immagini, che io ho incorniciato e appeso davanti alla mia scrivania. Ogni tanto me la rileggo e, ora più che mai, mi fa sentire più vicino a te e al tuo ricordo.

E a proposito di ricordi sicuramente mi verrà da ripensare a quando era qualche giorno che non mi vedevi, o non mi sentivi, mi chiamavi al telefono per chiedermi come stavo e cosa stessi facendo. Altre volte mi chiamavi perché avevi finito un disegno o un dipinto e bisognava fotografarlo per aggiungerlo al tuo archivio, perché a partire dalla sua monografia Un artista tre vite di Antonella Serafini in poi io ho le immagini di ogni cosa che Giorgio ha prodotto, dai disegni ai dipinti alle sculture in legno, anche delle poltrone e i cavallini in legno fatti per i suoi nipoti e bisnipoti.

Altre volte mi chiedevi cosa facessi il sabato o la domenica, e io capivo subito che ti dovevo venire a prendere, portarti a casa mia e passare una mezza giornata insieme, a volte anche con il nostro amico Angelo Giannecchini, e riempivi Anna, mia moglie, di complimenti per i pranzetti che ti preparava per poi andare nel mio studio a godere, come dicevi tu, di tutto ciò che ti facevo vedere, sia al computer che in stampa. Altre volte, eri tu che ci invitavi al ristorante, per poi finire come al solito da me e giù di ricordi e aneddoti sui bei tempi della tua Viareggio.

Mi mancherai Giorgio, come sono convinto che mancherai a tanta gente, da te era sempre un porto di mare, gente che veniva, se ne andava per poi qualche volta ritornare. Eri un punto di riferimento, se dovevo venire in città, non potevo tornare a casa senza prima passare da te.

E ora? Ogni volta che passerò da via San Francesco non potrò non voltarmi verso il tuo studio e ripensare a come era bello fermarsi a fare due chiacchiere con te, anche perché ogni volta che venivo via avevo la sensazione di aver imparato qualcosa. Che sono sicuro mi servirà per il resto della mia vita.

Ciao Giorgio, buon viaggio, anche dove andrai avrai qualcosa da fare, forse ti faranno affrescare una parete, una volta…chissà! Ma di una cosa sono certo: Michelangelo sarà lì ad osservare il suo allievo. —



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
La tragedia

Cecina, il parto in casa e il neonato morto in una busta: i dubbi da chiarire

di Claudia Guarino