Il Tirreno

Versilia

Quando 100 anni fa a Viareggio si discuteva dei mali del turismo

Paolo fornaciari

Corsi e ricorsi storici: il dibattito aperto oggi su come rilanciare la città era già accesissimo nei primi anni del secolo scorso 

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Pagine di storia

Paolo fornaciari

Il mare, la spiaggia, le pinete, il lago, l’aria salubre, il clima mite costituiscono il patrimonio che la natura ha offerto in dote a Viareggio, un capitale da difendere e far fruttare, a cui si devono, nel tempo, le fortune turistiche della città.

Comunque questa invidiabile ricchezza naturale da sola non basta per decretare la “fama” della Viareggio turistica e vacanziera, ma deve essere anche supportata da una costante ed adeguata opera di valorizzazione, da una “cultura” capace di promuovere le potenzialità del territorio. Non si può non rilevare che nel tempo non sempre si è fatto abbastanza per difendere l’immagine turistica della città, che vive troppo solo sulle attrattive che la natura è ancora in grado di offrire e sugli allori di un passato che spesso si dimentica o si tende a mitizzare, disconoscendo così che molti aspetti negativi che affliggono Viareggio sono “mali” cronici.

Mali cronici come, ad esempio, gli interventi limitati ed intempestivi per la valorizzazione della dimensione turistico-balneare della città e la scarsa capacità di pubblicizzare opportunamente il nome di Viareggio.

E’ storia di oggi, ma anche di ieri.

Ad esempio, all’inizio del Novecento Viareggio veniva descritta come «una città eminentemente moderna» che non ha da mostrare «torri merlate a difesa del Comune o del Signore, nulla di quel medio evo di quella rinascenza che entusiasti ammiriamo nelle vicine città toscane parlanti per ogni via della loro antica grandezza».

Allora già si metteva in evidenza che Viareggio era un fiorente centro balneare e che poteva diventare con facilità anche una stazione invernale «per la benignità e salubrità del suo clima».

Ma se già c’era chi pensava al prolungamento della stagione estiva, a fare di Viareggio un centro turistico attivo tutto l’anno, c’era anche chi denunciava nella città un clima di inerzia generale tale da pregiudicare la notorietà che la città aveva nel tempo acquisito.

A tale proposito si può leggere l’articolo «La fama di Viareggio», pubblicato alla fine del mese di maggio 1910, sul settimanale locale La Realtà (aveva la redazione in via Foscolo, al civico 5) e riscontrare quanto quello scritto non rappresenti solo un interessante documento storico, ma un «campanello d’allarme» ancora valido, quasi attuale.

Allora già si riscontrava quanto poco veniva fatto per tenere alta la “fama” di Viareggio e si denunciava il clima di generale apatia che caratterizzava gli interventi pubblici e privati del settore della promozione turistica.

Si metteva in evidenza che la consapevolezza di essere la «più bella spiaggia del Tirreno» non faceva tenere conto che Viareggio era «stretta ai fianchi dagli sforzi di terre che tentano di farle inghiottire la sua giustificata alterigia».

Infatti, si metteva in risalto che «Rimini, la bella rivale dell’Adriatico, mostra in ampi manifesti i suoi splendori e addita agli agi del vivere; la riviera ligure è tutta in moto, imperniando in Portofino il suo maggiore credito; la vicina Forte dei Marmi con pubblici manifesti dice già a chi può spendere che nella pace della sua spiaggia v’è ospitalità larga e signorile. E centinaia fra grandi e piccole sono le stazioni climatiche e balneari che a questo fine maggio hanno pensato a richiamare il forestiero con la forza irruente di quella che barbaramente è detta reclame e che nel suo significato vero è la tutela della propria finanza, la glorificazione di un saggio amor proprio».

Mentre «Viareggio – si può leggere nell’articolo de La Realtà – dorme i suoi sogni tranquilli e le sue manifestazioni di vita sono languide e rare facendo riferimento solo al detto: tanto il forestiero viene da sé a questa spiaggia».

Secondo La Realtà Viareggio era vittima di una «fatale miseria intellettuale e morale che fa disperare ogni ravvedimento».

L’autore dello scritto concludeva: «Solo quando Viareggio agirà di concerto con le concorrenti proveremo l’intimo compiacimento di vedere che la città è all’avanguardia di ogni attività e ricorda ai vicini e ai lontani che sul Tirreno v’è un tratto di spiaggia ospitale e civile che vanta su tutti una spiaggia incantevole ed un clima mite e profumato».

Un pessimismo forse eccessivo, ma se di queste cose si parla ancora oggi forse significa che le soluzioni a quei problemi non sono state trovate e che la città vive troppo solo nel “ricordo” del passato. —





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