Il presidio
Incidente mortale in Darsena, reato estinto per i tre ragazzi
Si trovavano in auto col guidatore quando venne travolto e ucciso Andrea Lucchesi. La mamma: «Questo è quanto vale la morte di mio figlio per la giustizia italiana»
VIAREGGIO. Reato estinto. Fedina penale pulita per i tre ragazzi che il 5 febbraio del 2018 si trovavano nell’auto, una Lancia Y, che travolse e uccise Andrea Lucchesi, 21 anni, e ferì gravemente Fabio Biagini, 25 anni, in Darsena a Viareggio. I tre dovevano rispondere di omissione di soccorso e dopo aver ottenuto la messa alla prova, ieri mattina, davanti al gip di Lucca Simone Silvestri, c’è stato il cosiddetto “atto del compimento della prova”: i ragazzi, tutti poco più che ventenni, hanno effettuato le 40 ore di servizio sociale previste e hanno di fatto pagato il loro conto con la giustizia. In aula anche i genitori e il fratello di Andrea Lucchesi insieme al loro avvocato, Cristiana Francesconi.
Fin dall’inizio i familiari della vittima avevano manifestato più di qualche perplessità in merito alla decisione del giudice di concedere ai tre ragazzi la messa alla prova: una misura prevista per il reato di omissione di soccorso che consente di evitare il processo ed eventualmente di estinguere il reato. Alla fine così è stato per i tre giovani, anche loro presenti ieri mattina in aula. Dopo la lettura del dispositivo da parte del gip, c’è stato qualche momento di tensione.
«Mi sono alzata e ho detto: “La mamma di Andrea ringrazia la giustizia italiana per aver considerato così poco la vita di mio figlio” - racconta Fiorella Checchi - so che la messa alla prova è prevista dalla legge ma non hanno tenuto conto del comportamento di questi ragazzi. Nessuno di loro ha mai chiesto scusa per quello che hanno fatto. Io so anche che due di loro tornarono indietro sul luogo dell’investimento ma continuarono a non dire nulla di quello che avevano fatto».
Quella notte, stando a quanto è stato ricostruito dalla Procura, Anthony Caturano, 25 anni, di Torre del Lago, era alla guida dell’auto e aveva bevuto e fumato cannabis: il tasso alcolico nel sangue era di 1,14 (il limite è 0,50). Dopo aver travolto Andrea Lucchesi e Fabio Biagini, sarebbe fuggito e avrebbe anche chiesto ai tre che erano in macchina con lui di non dire nulla per poi nascondere l’auto.
«Quando siamo usciti dal tribunale - racconta Fiorella Checchi - ho mostrato ai tre ragazzi la foto di Andrea e ho detto loro: “Pensate che voi siete vivi e Andrea invece è morto”. Niente e nessuno potrà restituirmi mio figlio ma vorrei che la giustizia avesse più rispetto per la vita umana. Cosa insegniamo a questi ragazzi? Se i tre hanno una coscienza avranno imparato da soli ma non certo grazie alla giustizia. Anche perché in questo modo, se dovesse ricapitare, sanno che al massimo dovranno fare delle ore di servizio sociale...». La speranza, espressa anche dall’avvocato della famiglia Lucchesi, Cristiana Francesconi «è che questi ragazzi abbiano capito se non dalla gravità della pena almeno dalla sofferenza della madre».
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