Italia
Infiammazione a utero e ovaie scambiata per tumore
VIAREGGIO. Rinuncia all’appello e accetta il verdetto di primo grado in cui due ospedali e altrettanti professori erano stati giudicati responsabili dell’asportazione di utero e ovaie a una paziente per un tumore poi rivelatosi inesistente. Un conto di 45mila euro da liquidare a una pensionata di 70 anni, residente a Collesalvetti (Livorno), per effetto della sentenza del Tribunale di Pisa contro la quale le impugnazioni dei medici sono state dichiarate inammissibili per la tardività della presentazione. Ora le parti, con la firma della transazione cercata dall’Asl, rinunciano alla causa a Firenze dichiarando estinto il giudizio. Restano le contestazioni accertate in primo grado nella gestione di una paziente operata senza motivo con l’asportazione di un organo. Un danno permanente originato da un’errata diagnosi fatta al Santa Chiara di tumore all’utero, per il quale fu comunque sconsigliato l'intervento. Che, invece, fu eseguito al Lotti di Pontedera sulla base delle analisi dell’ospedale pisano. Salvo poi scoprire che l'asportazione di utero e ovaie era stata inutile: non di cancro si trattava ma di una patologia infiammatoria cronica. Rimane agli atti, quindi, il giudizio definitivo del Tribunale di Pisa che nel 2015 condannò l’Asl 5, l'Azienda ospedaliera pisana e i professori Virgilio Facchini, nel frattempo deceduto, e Orlando Goletti, 57 anni, originario di Viareggio, da tempo primario di chirurgia generale nella clinica Humanitas Gavazzeni di Bergamo, a risarcire la pensionata.
La storia inizia a fine 2005. Dopo una serie di accertamenti nell'aprile 2006, il professor Facchini, allora direttore di Ostetricia e Ginecologia del Santa Chiara, diagnostica un carcinoma da trattare con la rimozione dell'utero. Solo che al momento del ricovero emergono controindicazioni all'anestesia. Così la paziente viene dimessa e le viene prescritto di fare radioterapia. La diagnosi del professor Facchini, un luminare della medicina, la tormenta. Il pensiero di avere un tumore che non può essere tolto la spinge a rivolgersi a un altro professionista di livello. È Goletti, all'epoca direttore della chirurgia generale del Lotti di Pontedera. Eseguiti alcuni esami, con diagnosi tumorale, nell'agosto 2006 si arriva all'operazione con cui sono tolti utero e ovaie. Ma le analisi successive portano a un altro responso. «L'esame citologico di organi e tessuti asportati rilevavano reperti di natura benigna, riferibili a patologia infiammatoria cronica e non a eteroplasia» si legge nella sentenza. La donna allora chiede il risarcimento. — P.B.
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